“Sveglia! Non si può far morire il Po”. Legambiente manifesta a Cremona

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In occasione del Big Jump, l’iniziativa organizzata dallo European River Network che ogni anno consente ai cittadini di riavvicinarsi a fiumi, laghi e zone umide con un grande tuffo simbolico, Legambiente ha puntato il faro sulla crisi idrica ormai strutturale che attanaglia le regioni attraversate dal fiume Po. Attivisti dell’associazione ambientalista, in contemporanea con i partecipanti in tutta Europa, domenica pomeriggio alle 15 hanno inscenato un flash mob al motto di “Sveglia! Non si puo’ far morire il Po” a Cremona sul Po, davanti alla Canottieri Bissolati. In questi giorni di grande carenza idrica i soli quattro emissari dei grandi laghi prealpini, Ticino, Adda, Oglio e Mincio, hanno una portata complessiva che all’uscita dei rispettivi bacini lacustri, e’ di oltre 300milamc/sec: un terzo del dato medio del periodo, ma e’ comunque un quantitativo d’acqua che sarebbe in grado di dare respiro al grande fiume. L’acqua, pero’, non arriva al Po perche’ viene prelevata lungo il percorso. “Gli agricoltori lombardi rivendicano una priorita’ nell’utilizzo idrico rispetto alla salvaguardia dei deflussi fluviali e degli ecosistemi fluviali – dichiara Barbara Meggetto, presidente di Legambiente Lombardia – ma i forti prelievi, comunque insufficienti per i fabbisogni delle campagne, fanno si’ che il basso corso del Po non riceva acque da monte, il cuneo salino penetri nell’entroterra quest’anno fino a 30 km dalla foce e l’agricoltura polesana sia in ginocchio. La coperta non e’ mai stata cosi’ corta, e il futuro riserva grandi incognite. Occorre farsene una ragione e modificare sia le tecniche irrigue che le colture, perche’ il sistema fluviale del Bacino del Po e’ in crisi e lo sara’ sempre di piu’ se non si riducono drasticamente i fabbisogni irrigui per adattarsi al cambiamento climatico”. In occasione dell’evento del Big Jump, l’associazione ecologista ha presentato un manifesto con 8 proposte per la riqualificazione del fiume Po e dell’intero bacino.

“Per tutelare l’ecosistema, l’economia delle regioni del bacino padano e la vita delle comunita’ fluviali occorre un approccio integrato che tenga in considerazione tutti gli aspetti legati all’utilizzo e alla conservazione delle risorse del territorio – dichiara Giorgio Zampetti, direttore generale di Legambiente – E’ evidente che questa crisi, peraltro annunciata dalle scarse nevicate invernali e piogge primaverili, risente fortemente degli effetti dei cambiamenti climatici. E, con un’alterazione anche di un solo grado in piu’, il ciclo dell’acqua cambia: i ghiacciai delle montagne perdono spessore e lunghezza, il permafrost si degrada, le precipitazioni variano. Dovremo dunque fare i conti con una minore disponibilita’ d’acqua dolce e con eventi estremi sempre piu’ frequenti; piogge torrenziali e siccita’ sono due facce della stessa medaglia. Per fronteggiare questa crisi strutturale servira’ percio’ considerare lo stato del fiume in senso ecosistemico, cosi’ come proponiamo nel nostro Manifesto”. Il secondo aspetto sviluppato dal documento e’ l’impatto delle attivita’ umane sul fiume, in particolare dal punto di vista della qualita’ della risorsa idrica, soggetta al rischio di inquinamento legato alle attivita’ agrozootecniche e industriali, e della quantita’ di acqua prelevate per queste stesse attivita’ e per altri usi. Secondo l’associazione ambientalista lo stato attuale del fiume dimostra la necessita’ di interventi immediati per assicurare il ripristino del deflusso ecologico, riducendo quindi i prelievi e governando in modo piu’ puntuale i consumi. Puntando, ad esempio, su colture meno idroesigenti e su sistemi di contabilizzazione dei quantitativi di acqua impiegati da tutte le attivita’ produttive, agricoltura inclusa.

 L’associazione ecologista richiama infine l’importanza di una governance efficace delle attivita’ da parte dei soggetti che operano all’interno del bacino per tutelare il fiume e di una maggiore sinergia. Si tratta in particolare di potenziare l’attuale sistema di aree protette, con la realizzazione del parco nazionale del Delta del Po e l’istituzione di un Parco interregionale per il corso mediano del Po (dove sono gia’ presenti 42 siti della rete Natura 2000), e di sfruttare al meglio l’opportunita’ offerta dal progetto di rinaturazione dell’area del Po. “Finanziato con 357 milioni di euro dal Piano nazionale di ripresa e resilienza, e’ un’opportunita’ senza precedenti per riqualificare l’ecosistema fluviale, ma occorre una maggiore integrazione con gli altri interventi finanziati sul territorio e un coinvolgimento effettivo delle comunita’ locali” conclude Legambiente.

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