Lombardia. Sentenza sul caso mascherine. Per il giudice “gestione del tutto disordinata” in Regione

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Non è finita con la pandemia la vicenda lombarda della fornitura di mascherine. Il giudice Guido Salvini ritiene che non si tratti di un caso in cui l’ente regionale sarebbe stato vittima di un “una criminale organizzatrice di una truffa internazionale” ma che ci si trovi davanti ad una gestione “del tutto disordinata” nel bel mezzo della baraonda Covid. Aria spa come centrale acquisti aveva affermato di essere stata truffata per una fornitura non onorata del valore di 2 milioni di mascherine da parte chi aveva fatto da intermediario, pretendendo però, spiegavano, 7,2 milioni in anticipo. “All’epoca – ricorda il Corriere – il pm Luigi Luzi e il procuratore aggiunto Maurizio Romanelli erano in effetti corsi il 4 marzo 2020 a sequestrare i 7,2 milioni sulla base della denuncia di Aria spa”. Poi però il giudice Guido Salvini ha ritenuto si sia trattato di altro. Ha così prosciolto l’amministratore del fornitore Fitolux Pro Sri, Fabio Rosati, assolta in rito abbreviato «perché non sussiste la frode in pubbliche forniture» l’amministratrice di Vivendo Pharma, Alessandra Moglia, di cui la Procura chiedeva la condanna a 1 anno e 8 mesi senza attenuanti.

Salvini condanna “sul piano storico” la gestione «del tutto disordinata di Aria spa», la quale avrebbe avuto «gran fretta di fare subito il pagamento» solo perché nella «conferenza stampa quotidiana la Regione Lombardia intendeva comunicare di aver potuto procurarsi le mascherine anche più velocemente della Protezione Civile».

“Per cominciare – constata Salvini in scia alla difesa dell’avvocato Francesco Colaianni, riferisce ancora il Corriere – non c’era stato alcun contratto scritto, ma solo scambi verbali al telefono e su Whatsapp, senza che Aria spa il 27 febbraio neppure si preoccupasse di acquisire l’accettazione dei fornitori. Poi «la richiesta di Aria spa di consegnare le mascherine entro il giorno successivo era sul piano fattuale palesemente assurda», essendo non pretesti ma vere «in Turchia la festività musulmana del venerdì e l’introduzione proprio il 28 febbraio di una tassa governativa sull’esportazione di mascherine». Ma soprattutto «non risulta in alcun modo» che il fornitore «Fitolux abbia mai imposto il bonifico dell’intera somma effettuato in modo più che frettoloso da Aria spa»: anzi Rosati, «appena tornato in Italia, la notte del 2 marzo diede disposizioni alla sua banca di restituire integralmente la somma alla Regione», cosa non avvenuta solo perché prima intervenne il sequestro ordinato dai pm sulla base della denuncia della Regione, poi annullato però il 9 marzo già dal Tribunale del Riesame.

Moglia non avrebbe quindi secondo Salvini “malafede contrattuale”, invece “appare evidente che il comportamento di Aria spa, pur in un momento di esasperata concitazione, è stato del tutto disordinato. Infatti ha ritenuto concluso un contratto che non lo era, soprattutto non alle condizioni inattuabili della stessa Aria; ha effettuato frettolosamente il bonifico; poi, verosimilmente per tamponare la confusione, già il 29 febbraio ha presentato precipitosamente la «segnalazione” alla Procura», la quale per il gup l’ha «inutilmente sposata» con il sequestro «di una somma di cui era già stata disposta da Fitolux la restituzione». 

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