Lombardia, pioggia di disdette per Astrazeneca

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Dati certi non sembrano essere disponibili, ma il tasso di rinuncia al vaccino anti-Covid di AstraZeneca in Lombardia, a quanto si apprende da fonti regionali, si aggirerebbe intorno al 15%. Le stime su Milano confermano: “Se i no riguardavano fra il 7 e il 10% dei prenotati prima dello stop temporaneo alle somministrazioni”, disposto a livello nazionale in attesa delle conclusioni del 18 marzo del comitato di farmacovigilanza dell’Agenzia europea del farmaco Ema sulle trombosi rare segnalate dopo la vaccinazione, “alla ripartenza delle somministrazioni dopo il blocco le rinunce sono salite al 15-20%. Si tratta di stime a grandi linee”, spiegano fonti sanitarie della metropoli meneghina. Ma è tutto da vedere cosa succederà adesso, se la percentuale di chi non fa il vaccino salirà ancora dopo gli ultimi sviluppi di ieri, in particolare sulle seconde dosi, sottolineano gli esperti. Quello che succede un po’ ovunque, come confermano all’Adnkronos Salute più strutture impegnate nella somministrazione delle iniezioni scudo, è che chi viene indicato per il vaccino AstraZeneca “sommerge di dubbi i camici bianchi in sede di anamnesi”, allungando i tempi dei colloqui. Tanto che ci sono centri vaccinali, come il Niguarda di Milano, che si sono visti costretti ad aumentare il numero dei camici bianchi in campo su queste linee vaccinali: “Se per quelle dedicate a Pfizer – raccontano dall’ospedale – bastano 5 medici per 7 infermieri schierati su 7 linee, nei giorni in cui abbiamo somministrato AstraZeneca abbiamo dovuto quasi raddoppiare il numero dei camici bianchi, arrivando anche a 9 medici, per poter smaltire la parte delle anamnesi. Si creava infatti un ingolfamento all’ingresso e non si riusciva a procedere speditamente con le vaccinazioni. Tutto questo è cominciato dopo la ripartenza del 19 marzo”. 

 A completare il quadro ci sono i dati sulle dosi consegnate e somministrate e sull’andamento della campagna nelle varie fasce d’età, aggiornati costantemente online dalla Regione. Dati dai quali si evince che al momento sono state utilizzate il 51% delle dosi di AstraZeneca consegnate alla Lombardia e il 54% di quelle Moderna, a fronte di un più alto 86% delle dosi Pfizer consegnate. Dato sul quale incide però anche il fatto che finora ci si è concentrati in particolare sull’immunizzazione delle fasce più anziane della popolazione, alle quali veniva dato principalmente Pfizer. Mentre AstraZeneca sulla base della precedente impostazione si è dato soprattutto a docenti e forze dell’ordine under 65, e a odontoiatri e altri liberi professionisti del settore salute. I numeri all’8 aprile sono questi: 1.877.416 dosi somministrate su 2.529.240 complessive consegnate (74%). Nel dettaglio, per quanto riguarda AstraZeneca, su 660.500 dosi consegnate ne sono state utilizzate 334.463. Per quanto riguarda il personale scolastico (immunizzato con AstraZeneca) si è arrivati a 183.860 dosi somministrate su una popolazione target di 223.277, pari all’82% della platea. Ma l’impressione sul capoluogo lombardo è che “gli insegnanti abbiano anche aderito in partenza di meno” e l’ipotesi è che sia “una conseguenza” del battage mediatico su AstraZeneca. “Al di là di chi rinuncia, circa 7 insegnanti su 10 hanno aderito al vaccino a Milano”. Sommando questa quota mancante “a quelli che non si sono presentati, si arriva più o meno a una percentuale pari al 40% di non vaccinati”. Una segnalazione che fa il paio anche con le parole del direttore generale Welfare della Regione Lombardia, Giovanni Pavesi, che ha spiegato oggi in Commissione Sanità il motivo per cui si è aperta in anticipo la campagna alle persone dai 70 anni in su: “L’adesione della fascia tra i 75 e i 79 anni, è inferiore al previsto. La causa è AstraZeneca”, per il quale è ora stato suggerito dalle autorità nazionali un uso preferenziale sopra i 60 anni, alla luce degli ultimi dati.

 Sul fronte dei centri vaccinali, gli addetti ai lavori spiegano che con questo prodotto scudo aumenta in particolare il carico di domande alle quali rispondere. Il copione è sempre lo stesso, riferiscono: “Le persone dubbiose si presentano spesso accompagnate dal coniuge e dicono subito di non volere AstraZeneca, segnalano ogni tipo di problematica di salute pregressa che hanno, chiedendo di poter avere un altro vaccino. Ma poi, parlando con il medico, capiscono che non si può scegliere e alla fine prevale quasi sempre la voglia di vaccinarsi”. In alcuni centri vaccinali le rinunce sono più consistenti. In altri, dibattiti a parte, al termine della giornata, però, le rinunce vere e proprie si contano sulle punte delle dita. Per esempio, per quanto riguarda il Policlinico di Milano, che ha un centro attivo nell’Irccs e il polo della Fiera di Milano, le rinunce ad AstraZeneca “si limitano a un paio al giorno, su una capacità vaccinale complessiva di 2.500 iniezioni scudo quotidiane” con i vari vaccini disponibili. Il Niguarda, invece, su circa 6mila vaccinazioni con AstraZeneca ha registrato “un paio di rinunce, non di più”.

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