Le mascherine non a norma ai medici. Protezione. Civile?

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di Stefania Piazzo – La Fiera di Milano, quella vecchia Fiera ampliata ai tempi del sindaco Marco Formentini, simbolo della Milano del fare, era stata individuata dalla Regione come ospedale d’emergenza, con 600 posti di terapia intensiva. Poi, ormai è noto, è arrivata la doccia fredda della Protezione civile. Non ci sono i mezzi. Come non ci sono i mezzi? Sì, la Protezione civile non strutture per supportare, sopperire, intervenire. L’altro giorno appare sui social l’immagine agghiacciante della fornitura di mascherini al personale sanitario lombardo. La denuncia viene postata su facebook dall’assessore regionale l Bilancio, Davide Caparini. Ecco il testo:

LA PROTEZIONE CIVILE invia queste mascherine alla #RegioneLombardia da destinare ai #medici e #paramedici impegnati nella guerra al #coronavirus.

Il peggior materiale possibile, non nello standard previsto nei casi di #pandemia.

In ritardo di settimane e per di più non a norma…
e intanto le persone si ammalano e muoiono!

Ecco. Vero, verissimo, più vero ancora che esiste un referendum sull’autonomia del 22 ottobre 2017, che aspetta una risposta. Vero, verissimo, come il residuo fiscale che marcisce non sappiamo dove, non certo per prevenire le catastrofi e attrezzare civilmente la Protezione civile. Avevamo sentito in una laconica conferenza stampa, giusto il capo della Protezione civile, dire che avevano dato il via ad una gara velocissima per la fornitura di materiale. Era il 12 marzo, se non sbagliamo, la data indicata per sbloccare la distribuzione. Chi le ha viste la mascherine?

Sono le mascherine identiche a quelle che mia madre, dieci giorni fa, ha acquistato in farmacia. Due fessure nella stoffa da infilare nei padiglioni auricolari.

Cari assessori, aprite le orecchie. Mentre si chiedeva alla Protezione Civile il via libera per la Fiera come ospedale da campo di guerra, a nessuno è venuto il coraggio di pronunciare la parola residuo fiscale? O irpef e iva di primavera a casa nostra? E’ così vergognoso alzare la voce in un momento in cui la questione settentrionale è diventata questione sanitaria nazionale? Eh sì, perché dalle sorti della Lombardia, e vale pure per il Veneto, dipendono tutti. Se non ci salviamo noi va a puttane tutto il Paese.

Le emergenze si preparano in tempo di pace. Tutto il resto è campagna elettorale perenne. Da chi ci sentiamo difesi? Bene ha fatto l’arcivescovo di Milano a salire sulle guglie del Duomo e pregare la Madonnina. Per salvarci dalla catastrofe politica diventata stupore e improvvisazione davanti al nemico annunciato, ai decreti in bozza annunciati mentre la stazione centrale diventava vettore del virus da nord a sud e mentre ancora in questo fine settimana la storia si è ripetuta. Non si smette mai di disimparare la lezione.

Photo by Nikoli Afina

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