La Giovanna d’Arco bergamasca rivive a Caravaggio

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di Laura Aresi – La notizia è di quelle che fanno aprire il cuore a tutti, anche ai non credenti. Perché è una delle poche notizie luminose di questi tempi, ed è apparsa lunedì mattina sul sito ufficiale del santuario mariano di Caravaggio. «Raccogliendo la proposta e la sollecitazione di tanti fedeli – si legge – la Conferenza Episcopale Italiana affida l’intero Paese alla protezione della Madre di Dio come segno di salvezza e di speranza. Lo farà venerdì 1° maggio, nel nostro Santuario, alle 21, con un momento di preghiera». 

Vorremmo scriverlo con le nostre parole ma sono così belle quelle del comunicato che non possiamo esimerci dal riportarle per intero. «La scelta della data e del luogo è estremamente simbolica. Maggio è, infatti, il mese tradizionalmente dedicato alla Madonna, tempo scandito dalla preghiera del Rosario, dai pellegrinaggi ai santuari (nel nostro ne sono già stati annullati circa 170), dal bisogno di rivolgersi con preghiere speciali all’intercessione della Vergine.

Iniziare questo mese con l’atto di affidamento a Maria, nella situazione attuale, acquista un significato molto particolare per tutta l’Italia. La terra su cui è eretto il nostro Santuario, Caravaggio, situata nella diocesi di Cremona e in provincia di Bergamo, racchiude in sé la sofferenza e il dolore vissuti in una terra duramente provata dall’emergenza sanitaria.

Alla Madonna la Chiesa affida i malati, gli operatori sanitari e i medici, le famiglie, i defunti. Nella festa di San Giuseppe lavoratore, sposo di Maria Vergine, affida, in particolare, i lavoratori, consapevole delle preoccupazioni e dei timori con cui tanti guardano al futuro». La storia dell’apparizione di Caravaggio è vergata su di una pergamena non datata che per molti secoli è rimasta esposta nel santuario di Santa Maria del Fonte: tale memoria è considerata la testimonianza ufficiale dell’avvenimento.

La Madonna apparve alla giovane Giannetta de’ Vacchi il 26 maggio del 1432, alle cinque della sera, quando la trentaduenne stava tornando a casa lungo la strada per Misano con l’erba che aveva falciato per i suoi animali. La Vergine giunse dall’alto e si pose di fronte a lei: era maestosa, di aspetto venerando e di incredibile bellezza, vestita d’azzurro e il capo velato di bianco. Fatta inginocchiare Giannetta, con le lacrime agli occhi – oro luccicante secondo la testimonianza della ragazza – le disse di aver pregato per sette anni il Figlio per ottenere misericordia per le colpe degli uomini di quella terra.

«Voglio che tu dica a tutti e a ciascuno che digiunino a pane ed acqua ogni venerdì in onore del mio Figlio, e che, dopo il vespro, per devozione a me festeggino ogni sabato» aggiunse.

Giannetta tornò in paese e dopo il suo racconto iniziarono i pellegrinaggi sul luogo dell’apparizione, dove trovarono una fonte che mai era stata vista da alcuno. Da subito a quella sorgente si recarono gli infermi in numero sempre più numeroso e da tutta la Lombardia, e fioccavano le guarigioni: così nei pressi venne presto eretta una cappella votiva e allestito un ospedale da campo; e per volere di san Carlo Borromeo, che si era prodigato a suon di processioni e di Messe celebrate all’aperto per combattere la grande pestilenza lombarda che porta il suo nome, si diede inizio nel 1575 – dietro progetto dell’architetto Pellegrino Tibaldi -all’opera di costruzione dell’attuale santuario, opera che si concluse nei primi decenni del XVIII secolo.

La figura della veggente di Caravaggio, la “beata Giannetta” per le genti della bergamasca benché non sia stata mai realmente beatificata, è una delle più misteriose, affascinanti e struggenti della storia della Chiesa e anche di quella delle dinamiche delle genti padane. Studi novecenteschi la vogliono infatti interlocutrice dei Visconti a Milano e dell’imperatore bizantino in visita in Italia per il concilio di Firenze-Ferrara (1438-39): in queste occasioni avrebbe ottenuto la libertà della sua terra, la Gera d’Adda. Una Jeanne d’Arc delle genti bergamasche insomma, e di costei – martirizzata l’anno precedente – assolutamente contemporanea.

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