Il futuro è nei territori e nei popoli (liberati) che li abitano, non nelle nazioni

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di Roberto Pisani – “È stato emozionante questa mattina vedere Carlo commuoversi mentre posava questa pietra d’inciampo in memoria del suo papà Pietro davanti al municipio di Montù Beccaria. Solo lui sa quale groviglio di sentimenti ha provato in quel momento, che sicuramente gli rimarrà sempre nel cuore. A me ha colpito una parola scolpita sull’ottone: LIBERATO.

Sì, perchè, in tanto orrore causato dall’Olocausto, non tutto è stato perduto: di fronte ad uno sterminio di massa, una purtroppo piccola minoranza di uomini e donne si è salvata e, chi ci è riuscito, ha raccontato quello che aveva vissuto perchè non accada mai più. A noi questi “liberati” hanno consegnato quel dovere della memoria, che Pierangelo ha spiegato così bene nel suo intervento.

Credo che per tutti i presenti, stretti in un grande abbraccio intorno a Carlo, sia stato un momento emozionante quello di stamattina. E sono certo che da lassù il “Barba” ci guardava con quel sorriso dolce e rassicurante che Amedeo ricordava fin da bambino.

“Queste sono le parole scritte in un post da un giornalista, ed un amico, Oliviero Maggi, che scrive per la testata locale “La Provincia Pavese”. Ringrazio Oliviero per avermi concesso di riportarle su questo articolo.

Perché ho voluto citare questo episodio che, tutto sommato, parla di un evento di cronaca accaduto in un piccolo paesino dell’Oltrepo Pavese, Montù Beccaria, appunto? Perché mi ha colpito quella parola: “LIBERATO”.

Una parola che fa riflettere specie in un periodo storico come questo. Io non so chi ha più ragione fra la Russia e l’Ucraina, o meglio chi ha meno torto, non sono un esperto di geopolitica, di quelli ci sono già pieni i talk show e i social, so solo che mai più mi sarei aspettato che si tornasse a parlare di guerra, perlomeno in Europa.

E quello che mi mortifica maggiormente è che si tratta di un conflitto causato dalla difesa, e dall’attacco, ai confini nazionali. A chi come me ritiene obsoleto qualsiasi stato nazionale, che crede fermamente che il futuro sia nei territori e nei popoli che li abitano e non nelle nazioni, risulta aberrante che ci sia ancora questa volontà di sottomettere delle regioni, delle persone, delle vite.

Credo che tutti quegli esponenti politici che per raccattare quattro voti si fanno fotografare o riprendere facendo il saluto romano, oppure il pugno chiuso, io li metto sullo stesso piano, debbano fermarsi e riflettere. Inutile che ci veniamo a raccontare che tanto quelle cose non possono più ritornare, che sono cambiati i tempi, che quella è stata una brutta pagina di storia, così come lo sono stati i regimi totalitari comunisti, perché quello lo dicevamo anche per la guerra. E invece ce l’abbiamo a due passi.Io sono padre e sono nonno e vorrei che i miei figli e la mia nipotina non debbano incidere su una pietra “LIBERATO”.  Mai più!

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