Il funerale della lingua lombarda, fatto in casa dai lombardi

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di Stefania Piazzo – Nel novembre 2015 un’Ansa annunciava che il governatore ligure, Giovanni Toti, avrebbe stanziato dei fondi per…. “insegnare il dialetto ligure nelle scuole. la Giunta Toti ha stanziato 20 mila euro per un bando a cui potranno partecipare le associazioni iscritte al registro regionale del terzo settore, anche riunite in associazioni temporanee di scopo”.

“Mantenere viva la conoscenza del dialetto – è importante per far conoscere storia e tradizioni ai bambini. L’iniziativa vuol promuovere la cittadinanza attiva degli anziani e la promozione di scambio generazionale”, dice l’assessore Sonia Viale”. Fin qui l’agenzia.

Ma c’è un errore madornale e macroscopico. Bene per l’iniziativa, ma si partiva già male con la grammatica, perché il ligure, come il lombardo o il veneto, non è un dialetto, bensì una lingua. Differenza di lana caprina? Per niente.

Oggi apprendiamo che la stessa sorte tocca al lombardo. https://milano.corriere.it/notizie/cronaca/22_marzo_10/lega-ci-ripensa-la-lingua-lombarda-non-esiste-addio-rivoluzione-culturale-dialetto-padano-19b4b57c-a03f-11ec-83b4-cf7e2400b5e9.shtml

Vediamo. La cartina fotografa il quadro delle lingue a rischio e a comporla è l’Unesco nell’Atlante online delle lingue in pericolo. Quando si legge, con scherno e senso dei ridicolo, di dialetti e lingue inesistenti, occorre replicare con quanto un ente al di sopra delle parti, dei partiti e delle ideologie, ha censito riconoscendo di fatto l’esistenza di veri e propri idiomi.

Quali sono? Piemontese, Ligure, Lombardo, Veneto, Emiliano-romagnolo, Galloitalico siciliano, Napoletano-calabrese, Siciliano. Sono lingue, non dialetti, e sono a rischio estinzione. Sul perché lo siano è inutile tornarci. La cartina non è di ieri e neanche di oggi, ma del 2009, quando fu celebrata in tutto il mondo la Giornata internazionale della lingua madre.

Le lingue a rischio scomparse sono almeno 2.500 e l’Atlante, opera interattiva, tiene monitorato il pianeta.

In ogni caso, ricapitolando, l’Unesco censisce più lingue che lo Stato italiano, e  in alcuni casi  l’Unesco considera a sé ” diverse varianti di una” stessa lingua considerata invece Unitaria dalla lista della legge italiana.

“Per esempio, la Lingua sarda (riconosciuta dallo Stato di fatto come unitaria) viene considerata divisa nelle sue tre componenti tipologiche, oltre naturalmente  all’algherese, comunque tutelato a parte nella 482 come “catalano”, precisa Giovanni Polli, giornalista e linguista.

“L’Italia non tutela il Piemontese, il Veneto, il Lombardo (lo fanno – con diverse profondità di intervento – le rispettive Regioni), e molti altri idiomi locali e regionali che invece, per l’Unesco, sarebbero da salvaguardare”.

Ed ecco per l’Unesco le lingue a rischio estinzione in Italia: Toitschu, Croato del Molise, Griko del Salento, Griko della Calabria e Gardiol, Occitano, Franco- provenzale, Piemontese, Ligure, Lombardo, Mocheno, Cimbro, Ladino, Sloveno, Friulano, Emiliano-romagnolo, Faetano, Arbereshe, Albanese, Gallo-siciliano, Campidanese, Logudorese, Catalano-algherese, Sassarese e Gallurese, Corso, Walser-Germanico, Veneto, Napoletano-calabrese, Sicilano.

PER LO STATO ITALIANO….

legge  482/99 Art. 2: In attuazione dell’articolo 6  della Costituzione e in armonia con i principi generali stabiliti dagli organismi europei e internazionali, la Repubblica tutela la lingua e la cultura delle popolazioni albanesi, catalane, germaniche, greche, slovene e, croate e di quelle parlanti il francese, il francoprovenzale, il friulano, il ladino, l’occitano e il sardo.

Fine delle trasmissioni, in lingua dello stato centrale. E degli scienziati che hanno fatto il funerale della lingua lombarda a casa sua.

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