ESCLUSIVO/Trivulzio, il dirigente Cisl: “Nei bollettini polmoniti batteriche”

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di Stefania Piazzo – Franco Ottino è dirigente Cisl al Pio Albergo Trivulzio ed è tra i sindacalisti che hanno preparato la diffida, l’ultima, inviata a fine marzo alla direzione sanitaria, ma non solo. Al prefetto di Milano, all’Ats. Ormai è noto che la Procura indaga, con un fascicolo a carico di ignoti, su quanto è accaduto all’interno dello storico istituto. Perché la diffida non è il primo ma l’ultimo atto scritto inviato alla dirigenza, in un succedersi di eventi da chiarire, sui quali per primo il Corriere della Sera ha scandito i fatti, diversi dei quali al vaglio della magistratura.

Ma la storia da raccontare è solo all’inizio. E può arricchirsi, se così si può dire, di nuovi dettagli, di elementi da rileggere più da vicino, grazie ai documenti che la Cisl ci ha consentito di visionare e che pubblichiamo nelle parti più rilevanti per dovere di cronaca, per l’interesse pubblico che la vicenda rappresenta, per la sua pertinenza, nell’esercizio della nostra professione, senza commenti. Sono carte che parlano da sole.

Ottino, infermiere generico, inquadrato come operatore socio sanitario, è uno dei testimoni dell’emergenza. Ed è con lui che cerchiamo di scorrere il calendario di alcuni eventi. Senza per questo emettere sentenze, o individuare responsabilità per via giornalistica, ma solo per aiutarci a capire.

Quando avete iniziato a porvi delle domande sulla gestione dell’emergenza?

“La questione interna è scoppiata alla fine di febbraio, ci siamo posti delle domande sulla sicurezza quando fuori dalla struttura, sul territorio, si registravano i primi casi di Covid 19. Ho fatto prima richiesta verbale di mascherine chirurgiche, considerando che come operatori sanitari abbiamo una vita anche all’esterno. E arrivando dall’esterno siamo potenziali portatori del virus”.

E cosa accadde?

“Avevo suggerito di dotare da subito gli operatori e il personale della struttura di mascherine, così pure i parenti che venivano a visitare gli ospiti, ma è stato difficile… “.

Beh, non crede che in quei giorni, con la #milanonsiferma”, gli apericena, il “virus come un’influenza” e compagnia cantando, ci fosse una percezione diversa del rischio?

“Non si voleva generare allarmismo, dice? Ma noi eravamo di parere opposto. La nostra prima richiesta scritta sulle dotazioni di protezione risale al 4 marzo scorso. Poi a ruota l’11 marzo… il 14 marzo. Il 15 marzo…”.

Caspita, un fuoco di fila?

“Quello che si è ritenuto necessario”.

E cosa avete ottenuto?

“Inizialmente sono usciti ogni 48 ore dei bollettini, con lo stato di salute del personale e degli ospiti”.

E cosa dicevano quei numeri ufficiali?

“Dall’1 al 9 marzo sembravamo un’isola felice. I bollettini riportavano l’evoluzione delle malattie dentro la struttura, sintomi febbrili, polmoniti. Ma si parla di polmonite batterica, non virale”.

Insoddisfatti?

“Abbiamo voluto andare a fondo. Da qui la diffida”.

Il personale stava bene?

“Abbiamo iniziato ad avere dei colleghi con dei sintomi, alcuni sono risultati positivi”.

E i sintomi di cui le parla quando sarebbe arrivati?

“Verso la prima decade di marzo”.

Lei ha fatto tamponi?

“No”.

Tamponi preventivi?

“Zero, come qualsiasi libero cittadino. Se ci sono sintomi allora scatta la quarantena preventiva. Ma chi rientra, per quanto mi è dato sapere, chi conosco, non mi risulta sia sottoposto a tampone”.

Il ministero della Salute, in una circolare del 3 aprile scorso, fissa alcuni paletti in merito ai test diagnostici e sui criteri da adottare nella determinazione delle priorità, che nel merito riguardo alle priorità stesse cita: operatori, anche asintomatici delle RSA e altre strutture residenziali per anziani; persone a rischio di sviluppare una forma severa della malattia e fragili, come persone anziane con comorbidità, ivi incluse le persone vulnerabili, quali le persone che risiedono in residenze per anziani.

Ottino, lo sapeva?

“Beh, il virus viaggia sulle gambe di uomini e donne, ed entra dove noi entriamo. Vale per tutti, o no? Abbiamo chiesto con tutte e nostre forze il massimo della sicurezza passiva. Ma abbiamo ritenuto di insistere perché usare la mascherina era a nostro avviso indispensabile! Non si può immaginare che portarla generi allarmismi, siamo in pandemia”.

Cosa pensa, Ottino, dello scudo penale e civile proposto da Pd e Salvini Premier su personale sanitario e dirigenti sanitari?

“Guardi, non so come definirlo….”.

Lei cita i bollettini emessi dall’istituto. Che cosa si legge?

“Nel primo, ad esempio, del 23 febbraio, che stante i dati in possesso dell’Istituto superiore di sanità, il rischio di contrarre il virus è basso…”.

Era quello che si pensava… Sembrano secoli fa…

Ottino, poi arrivano aggiornamenti ogni 48 ore. E cosa dicono?

“Che un caso è batterico, non virale. E tutto il resto sembra nella norma”.

Ed ecco il bollettino numero 3 del 26 febbraio.

Oggi come vi risulta sia la situazione dal punto di vista degli operatori sanitari?

“Come Cisl, mi risulta che domenica mattina 5 aprile nel reparto Fornari, su 28 operatori, 21 siano a casa. Sono rimasti in 7 per coprire i turni, con altri reparti che danno supporto”.

Ma è sicuro, così tanti?

“Mi risultano questi numeri. Con sintomi vari… Assenza di olfatto e gusto, febbriciattola… Come Cisl ci risulta anche un’altra dozzina di operatori a casa nel reparto Pio XI. Poi in questo momento ci sono diversi reparti in isolamento, a scopo precauzionale, due sono stati chiusi del tutto, per sanificazione. Così mi risulta”.

Tutto sotto controllo, allora?

“Secondo la direzione sì. Ma tornando ai bollettini, lì ci sono aspetti che riteniamo da chiarire”.

Che le criticità operative non manchino ce lo conferma anche Patrizia (nome che diamo alla nostra interlocutrice, che preferisce l’anonimato, ndr), operatrice socio sanitaria al Trivulzio.

“I parenti degli ospiti – ci racconta Patrizia – ci chiedevano come mai non usassimo le mascherine… Rispondevamo che eravamo in un ambiente già protetto. Per quanto io possa dire la mia, non sono gli anziani che ci possono infettare, semmai è chi arriva da fuori a rappresentare un potenziale rischio. Come si fa a sapere se si è asintomatici? Come si fa ad avere la certezza, senza test, di non trasmettere nulla?”.

“Quando poi l’emergenza Covid ha iniziato a farsi sentire in Lombardia, ci sono state fornite le mascherine chirurgiche”.

Vediamoli, allora, i bollettini. Ecco alcuni stralci del bollettino numero 4 del 28 febbraio. Il Covid? Lontano, confinato nel lodigiano. Le polmoniti? Batteriche.

Ottino, alla fine le mascherine sono arrivate e le avete usate?

“Sì, ma a nostro avviso dovevamo averle prima. Capiamo la difficoltà a reperlirle… Poi abbiamo ricevuto un kit per turno da circa una settimana per i reparti in isolamento. Certo è che se per disgrazia si rompe un calzare, se per disgrazia l’armadietto dei dispositivi è chiuso…”.

Ma le mascherine quando?

“Se non sbaglio, intorno al 10 marzo” (come risulta dal bollettino del 13 marzo, ndr).

Mascherina sì mascherina no… Non crede siamo stati inondati da troppi messaggi contrastanti della Milano che non si doveva fermare? Per arrivare solo ora in Lombardia, in aprile all’obbligo…?

“Noi abbiamo messo nero su bianco le nostre perplessità, le nostre preoccupazioni, se ci sono responsabilità, emergeranno. Altri non hanno espresso alcunché. Noi come Cisl assieme alla Cgil, abbiamo fatto un diverso percorso”.

Intanto i bollettini non sembrano destare preoccupazione. Dalla loro lettura traspare, tranne che negli ultimi, una “normale amministrazione”.

Il 10 marzo sembra un giorno qualsiasi. Ecco il bollettino numero 8, a titolo di esempio, che mette in coda dopo le indicazioni su mensa e parcheggi, il quadro sanitario dei pazienti.

Sull’uso delle mascherine, è importante la precisazione dell’istituto. Ecco quando utilizzarle, in base alle normative regionali, come riportato nello stesso bollettino numero 8.

Ma ecco alcuni passaggi del bollettino 9 del 13 marzo. Milano, la Lombardia, sono già blindate da qualche giorno. E in osservazione si contano 28 tra pazienti e ospiti. Più altre segnalazioni in altri reparti. Ma è solo febbre.

I pazienti con sintomatologia febbrile sono 12 in un reparto, 28 ancora confermati in un altro. E appare un paziente dichiarato positivo al tampone, ricoverato in ospedale. E’ la prima volta, e siamo al 13 marzo, che qualcosa “si muove”. Tutto il personale, si legge, è dotato di Dpi.

Il bollettino numero 10 del 15 marzo che dice di nuovo? Che si passa al tampone su due pazienti ricoverati in ospedale. Febbre in altri 14 ospiti del piano protetto. In osservazione i soliti 28 con febbre. E il personale è dotato di Dpi completi.

Nel bollettino 11 del 16 marzo il quadro sembra abbastanza stabile.

Nel bollettino 12 del 19 marzo si torna a parlare di polmonite batterica. E di stati febbrili in generale.

Il quadro sanitario finisce in fondo al bollettino, preceduto da paragrafi dedicati ai permessi retribuiti, ai congedi e alle indennità e al bonus baby sitter. Terminate le istruzioni amministrative, arriva il monitoraggio di ospiti e pazienti. Poi arrivano le istruzioni sull’uso della mascherina.

Poi si arriva al bollettino 13, e siamo già al 22 marzo. Polmoniti batteriche, sintomi febbrili, parecchie. Un tampone positivo su un operatore sanitario. In coda al documento, le istruzioni sulla vestizione e sulla svestizione dei dispositivi di protezione.

Il bollettino 14 conferma le notizie di stampa che riportano i dati del giorno prima. Era uscita la prima inchiesta del Corriere della Sera.

Mentre il 25 marzo, bollettino 15, il quadro è critico. Febbre… febbre…. febbre…. e una infezione. Verosimilmente? Batterica. L”ufficiosità di un tampone positivo su un operatore sanitario. Un tampone positivo su un paziente trasferito in ospedale, due pazienti con infezione verosimilmente virale ma asintomatici, una polmonite interstiziale, altri due operatori sanitari dimessi con ufficiosità di tampone positivo… Un bollettino pesante.

Il 28 marzo nel bollettino 16 i termini che più ricorrono sono: condizioni critiche, ossigenoterapia. E polmonite, verosimilmente batterica. Poi risulta stabile il paziente con polmonite interstiziale al Bezzi. Un operatore sanitario in terapia intensiva (Pio XI), un altro ricoverato (Merate). E ben 71 pazienti in osservazione.

Siamo alla fine di questo spaccato sanitario in crescendo. E’ il 3 aprile, e il bollettino ultimo disponibile è il 17.


I decessi? Lo abbiamo letto sulla stampa: 70 morti. I bollettini parlano dei vivi, con prudentissimo e asciutto quadro clinico. I sindacati sono sul piede di guerra. La magistratura indaga su ignoti. La stampa scrive con l’elmetto in testa. Medici e personale sanitario lavorano. Ma l’eroismo non basta per vincere il virus.

Photo by Fusion Medical Animation

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