ESCLUSIVO-L’ennesima RSA inascoltata. Gorla Minore, l’appello di Edos al prefetto di Varese: CI AIUTI, DISAGIO INSOSTENIBILE TRA POSITIVI E RISCHIO CONTAGI

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di Stefania Piazzo – “Signor prefetto…. il disagio è diventato insostenibile”. Il 50% del personale non c’è, tra quarantene, malattie, e poi ci sono i ritardi terribili sui tamponi… La lettera ha toni persino troppo pacati, ma le poche parole e i numeri che da soli parlano altrettanto, bastano a dare il quadro del dramma. Siamo nella rsa di Gorla Minore dove si difende la vita degli ospiti con i denti. E’ lo spaccato di quel territorio che non dà titoli alle conferenze stampa ma che è l’iceberg delle risposte tardive, a volte con tono di sufficienza, a chi sta dall’altra parte.

A scrivere all’autorità di governo di Varese è la società di servizi Edos. Ha in carico la gestione della rsa di Gorla Minore, la San Luigi Gonzaga, nel varesotto. Edos gestisce in tutta Italia 17 strutture all’avanguardia, 1374 posti letto in cinque regioni. Scrivere al prefetto è l’ultima carta per ricevere attenzione, mentre il silenzio delle altre istituzioni atterrisce e smarrisce.

Eroica è la resistenza all’interno della rsa, come spiega l’ufficio legale, che ci ha confermato quanto esposto al prefetto.

Ecco il testo del documento che porta la data dell’8 aprile scorso e che lanuovapadania.it pubblica in esclusiva.

“La presente viene inviata al fine di rappresentarVi la drammatica situazione emergenziale scatenatasi all’interno della nostra struttura rsa San Luigi Gonzaga sita in Gorla Minore che conta 148 posti letto, a causa della diffusione del virus Covid 19 nonché per chiedere un celere decisivo intervento da parte Vostra.

Alla data di ieri (7 aprile, ndr) sono stati confermati 10 casi di positività Covid 19 tra operatori e ospiti degenti. Abbiamo attualmente numerosi ospiti sintomatici e temiamo che tre nuclei, ovvero 55 ospiti, possano essere coinvolti nell’epidemia.

La critica situazione è aggravata dal fatto che abbiamo numerosi opratori assenti per malattia, e precisamente: 10 operatori in quarantena, dietro indicazione dei propri medici di base e tre operatori ricoverati inn ospedale a causa di positività Covid 19.

Attualmente siamo in attesa del risultato di numero 25 tampini effettuai sui nostri operatori.

In aggiunta a quanto sopra, più del 50% del personale addetto all’assistenza è assente dal lavoro, poiché i medici di base stanno prescrivendo malattie precauzionali (minimo 14 giorni di malattia).

Quanto detto causa grossissime difficoltà al poco personale ancora presente, che non sa più come assicuirare l’assistenza minima ai nostri ospiti, ed è avvolto da un disagio insostenibile”.

Il documento, che denuncia fatti di gravità indescrivibile per chi deve costruire barricate a mani nude contro il contagio, è stato inviato non solo al prefetto di Varese ma per conoscenza all’Ats dell’Insubria e al sindaco di Gorla Minore. Ma insostenibile è che una rsa per trovare ascolto debba ricorrere, come già avvenuto di recente per Cocquio Trevisago, alla prefettura.

“Sì – ci spiegano dall’ufficio legale – abbiamo scritto a sua eccellenza -. E dalla prefettura ci hanno fatto sapere di essersi mossi. Tanto da averci interpellato per chiederci conferma se l’Ats dell’Insubria si fosse attivata o meno”.

E scusi, avvocato, l’Ats si è attivata rispetto alle vostre necessità?

“Ats ci ha chiesto se avessimo bisogno”.

Perché, ancora non sapeva? Non credo, se siete arrivati a giocarvi la carta del prefetto.

“Ormai è da tempo che stiamo inviando richieste. Abbiamo iniziato dai tamponi, sono settimane che prima chiediamo i tamponi, perché avevamo la necessità di fare uno screening all’interno della struttura.. e non ci sono stati dati… dopodiché abbiamo richiesto i Dpi, e poi da ultimo abbiamo fatto richiesta di personale!”.

In altre parole, se ho capito bene, prima è arrivata l’emergenza tamponi, poi al secondo giro avete dovuto mettere ancora i tamponi più i Dpi, da ultimo tamponi, Dpi e personale…

“E’ così. Ad ogni emergenza non risolta si aggiungeva la nuova necessità e via cosi. Alla fine abbiamo dovuto fare appello al prefetto, le nostre richieste di aiuto abbiamo dovuto inoltrarle al più ampio spettro possibile di istituzioni sperando…”

Sperando che qualcuno prima o poi rispondesse?

“Più domande si fanno più probabilità hai che qualcuno ti risponda”.

Qualcosa si è mosso?

“Qualcosina…”.

I vostri ospiti come stanno?

“Guardi, per loro stiamo facendo il massimo e anche di più. La situazione è emergenziale come ovunque. Le nostre strutture poi ospitano persone fragili, può immaginarsi. Le istituzioni si sono trovate a dover affrontare una emergenza per la quale nessuno era preparato”.

Voi siete presenti in cinque regioni. Dove registrate le maggiori criticità?

“La situazione delle rsa segue l’andamento nazionale dei contagi. Il trend è esattamente sovrapponibile”.

Ed ora non resta che aspettare che ciascuno faccia il proprio dovere. Non sulla carta e non perché la prefettura alza il telefono. Dopo tanti appelli.

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