Caso camici, secondo pm moglie Fontana sapeva e si confrontava con fratello

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Nuove indiscrezioni dall’inchiesta sui camici lombardi.

“Roberta Dini (moglie del presidente di Regione Lombardia Attilio Fontana), che detiene una partecipazione del 10% delle azioni di Dama spa per il tramite della Divadue srl, veniva costantemente aggiornata dal fratello sulla gestione della Dama e sulle difficoltà economiche legate al lockdown disposto a seguito dell’emergenza sanitaria da Covid-19”. Lo si legge, riporta Lapresee, in un passaggio della richiesta di consegna da parte della Procura di Milano dei cellulari degli indagati nella vicenda della fornitura di camici e Dpi a Regione Lombardia da parte della Dama spa, azienda del cognato del governatore, Andrea Dini, di cui la moglie Roberta Dini detiene una quota. “In tal senso, riassuntivamente si può apprezzare che Roberta Dini si confrontava regolarmente con il fratello e gli metteva a disposizione la sua rete di contatti – si legge ancora – . Inoltre, è quest’ultima ad averlo notiziato del bonifico di 250mila euro disposto dal marito Attilio Fontana, a ristoro dei costi sostenuti per la fornitura dei camici sino a quel momento consegnati. Infine, come si è visto, Roberta Dini si consultava con il fratello anche in relazione alla linea mediatica da seguire con i giornalisti della trasmissione di inchiesta ‘Report’. Pur non avendo un potere decisionale all’interno di Dama, in definitiva, Roberta Dini era ben a conoscenza delle dinamiche interne alla presente vicenda oggetto di indagine, non solo in ragione della sua posizione; derivante dai legami di parentela, ma per la funzione consultiva e di raccordo di cui si è detto”.

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