Boni: “Ma la questione settentrionale è ancora fuori dai radar? Prima il Nord, che ha sempre pagato”

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“Oggi nessuno pone più la questione settentrionale come punto del programma per il rilancio del Paese, del Nord, per uscire dalle secche di una crisi che picchia da queste parti nell’indifferenza della politica, nell’inerzia degli ex partiti del Nord”. Parte col colpo in canna il lombardo Davide Boni, un trascorso storico nella Lega Nord e oggi responsabile regionale di Grande Nord, che rialza la bandiera dell’autonomia e del federalismo.

“Sentiamo parlare di programmi, lo stesso leader della Lega nazionale dice che prima vuol vedere i progetti di Mario Draghi ma morire se sentiamo pronunciare la coordinata politica, geografica economica del Nord. Se si continua a limitare tutto alla gestione degli sbarchi – prosegue Boni – se ci si ferma a quota 100 senza ricordare che il residuo fiscale da solo basterebbe a coprire per generazioni le pensioni dei nostri lavoratori, se non si hanno le palle per ricordare che le nostre entrate contributive bastano a coprire le uscite previdenziali e si parla solo in termini di prima gli italiani dimenticando chi “prima” ha già pagato, non andremo da nessuna parte. Il Nord resterà come al solito senza rappresentanza politica, anzi, senza una degna rappresentanza politica dentro le istituzioni. Non si tratta di fare i nostalgici o i leghisti della prima ora. La Lega non c’è più. Ma c’è la Padania, c’è la questione settentrionale, c’è un forte pregiudizio sulle legittime richieste di questo territorio che ha una velocità come sempre diversa rispetto ad altri ambiti macroregionali. Di questo vorremmo si parlasse, di questo la politica è orfana. Parliamo di federalismo, di buona amministrazione, di competenze ai competenti. Il Nord si dia una mossa. Figuriamoci se Draghi non conosce queste dinamiche. E’ su questo che si misura la strategia di un aspirante statista”.

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