NUOVA PANDEMIA – I media nazionali hanno capito la gravità della peste suina africana partita da Piemonte e Liguria?

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di Stefania Piazzo – Da tre giorni, il nostro quotidiano e la sola stampa locale o nelle edizioni territoriali, hanno dato notizia del ritrovamento di cinghiali morti nelle province di Alessandria e Genova per peste suina africana.

La patologia non è trasmissibile all’uomo così come agli animali domestici, ma le conseguenze di questa potenziale pandemia della fauna sono catastrofiche. La psa colpisce i cinghiali e i maiali. La filiera che viene dunque coinvolta è quella di tutto il comparto agroalimentare. La Sardegna, ancora oggi, pur avendo bonificato da 11 anni il proprio territorio, ancora subisce il blocco delle esportazioni.

La presenza di animali affetti da psa significa però anche altro. Il divieto non solo di andare a caccia, ma anche di svolgere qualsiasi altra attività sul campo per evitare di spostare la fauna potenzialmente infetta. Significa divieto di passeggiare nei boschi, raccogliere funghi, uscire col proprio cane anche al guinzaglio… E’ di fatto un altro lockdown ambientale.

Stupisce la leggerezza con cui la comunicazione snobba le notizie che da giorni rimbalzano localmente e allarmano giustamente le Regioni, i Comuni, e tutto ciò che ruota ad un ecosistema che ha perso la rotta, l’equilibrio, la normalità.

Di seguito proponiamo la comunicazione che il presidente dell’Enci, Dino Muto, ha pubblicato sul sito dell’Ente. Viene divulgata anche la mappa attuale e in via di aggiornamento delle aree, sia concesso dire, “impestate”. Siamo consapevoli del disastro che sta per esplodere sul territorio nazionale, la sua economia, la sua società e le sue regole di convivenza?

Nel 2014 è esplosa un’epidemia di PSA in alcuni Paesi dell’Est della UE. Da allora la malattia si è diffusa in numerosi Paesi.

La Peste suina africana (PSA) è una malattia virale, altamente contagiosa e spesso letale, che colpisce suini e cinghiali. NON E’ TRASMISSIBILE AGLI ESSERI UMANI, ma ha un vasto potenziale di diffusione, tanto che un’eventuale epidemia di PSA sul territorio italiano potrebbe ripercuotersi pesantemente sia sul comparto produttivo suinicolo che sulle attività antropiche, conseguentemente alla definizione delle aree di restrizione dove vengono vietate le attività di campo.

Il virus è assai stabile e dotato di una buona resistenza in ambiente esterno e può rimanere vitale anche fino a 100 giorni, sopravvivendo all’interno dei salumi per alcuni mesi o resistendo alle alte temperature.

La scorsa settimana è stato rinvenuto un caso positivo di Peste Suina Africana nella popolazione di cinghiali che insiste in un’ampia area montuosa a cavallo delle regioni Piemonte e Liguria. Il sospetto è stato avanzato il 5 gennaio dall’Istituto Zooprofilattico Sperimentale del Piemonte Liguria e Valle d’Aosta sulla base della positività al test di prima istanza su un campione prelevato dai servizi veterinari della ASL di Alessandria in ottemperanza a quanto previsto dal piano nazionale di sorveglianza per la PSA; il caso è stato confermato dal Centro di Referenza Nazionale il giorno 6 gennaio ed immediatamente le autorità competenti a livello nazionale e locale si sono attivate per applicare quanto previsto dal manuale delle emergenze. È stata identificata un’area infetta che comprende circa 60 comuni ed illustrata nella mappa.

Nel 2019 ENCI, proprio a seguito delle notizie preoccupanti provenienti dall’Europa, in merito alla diffusione della PSA, ha promosso e realizzato un progetto denominato “Utilizzo di unità cinofile addestrate al rilevamento delle carcasse di cinghiale come strumento di prevenzione e controllo della peste suina africana, con il patrocinio di ISPRA, LEGAMBIENTE, SIEF (Società Italiana di Ecopatologia della Fauna) e Università Federico II di Napoli, Dip. di Medicina Veterinaria. Lo scopo del progetto ha riguardato proprio la creazione di binomi conduttore-cane idonei al rilevamento delle carcasse di cinghiale, da utilizzarsi in operazioni di monitoraggio nell’ambito dei progetti di prevenzione e controllo della Peste suina africana. 

All’inizio del 2015, con diverse direttive europee è stato evidenziato il ruolo epidemiologico delle carcasse nel mantenimento della patologia nel territorio, e la loro individuazione e successivo smaltimento secondo buone prassi sono strategie previste nell’elenco delle misure da attuare per il controllo della PSA nei cinghiali selvatici nell’UE

Nell’area infetta, il numero e la tempistica delle carcasse rilevate è l’unico strumento disponibile per seguire l’intero processo di diffusione, compresa l’individuazione delle diverse fasi dell’evoluzione dell’infezione (Guberti et al., 2018).

Con questo studio pilota ENCI ha offerto il proprio contributo tecnico per le attività di formazione di operatori con cani da detection, addestrati al rilevamento delle carcasse.

A ottobre 2020, al termine della formazione, le prime unità cinofile hanno sostenuto una verifica pratica alla presenza di osservatori del Centro di referenza nazionale per la PSA che ha sede presso IZS di Perugia. Le verifiche effettuate hanno confermato come i cani specializzati possano essere uno strumento efficace nelle operazioni di sorveglianza passiva della PSA. Il 30 ottobre 2020 il progetto è stato presentato al MIPAAF.

                                                                                                                                              Il Presidente
                                                                                                                                              Dino Muto

Nel frattempo, Aumentano le preoccupazioni negli allevamenti Piemontesi dopo la scoperta, in pochi giorni, di tre casi di peste suina africana che ha colpito tre cinghiali nell’Alessandrino. La Regione ha chiesto l’intervento del governo e dell’Europa sul tema. E qualche decisione potrebbe essere gia’ presa a partire da oggi. “Come in piu’ occasioni richiesto ai ministeri competenti dal Piemonte, insieme a tutte le altre regioni, e’ necessario che le istituzioni preposte riprendano definitivamente in mano la legge 157/92 per adeguarla alle esigenze attuali con una riforma radicale della legge sulla fauna selvatica – hanno affermato il presidente della Regione Alberto Cirio e l’assessore all’Agricoltura Marco Protopapa -. Con le norme attuali e la carenza di personale per il controllo non si e’ piu’ in grado di contrastare il fenomeno di proliferazione dei cinghiali. L’attenzione sul tema deve esserci ad ogni livello, anche a quello europeo”. 

Intanto, le associazioni di categoria continuano ad accusare la Regione di immobilismo. L’ultima in ordine cronologico e’ Coldiretti Asti che ha sottolineato come “sia stata piu’ volte evidenziato il rischio della diffusione della peste suina africana attraverso i cinghiali, e la necessita’ della loro riduzione sia numerica che spaziale attraverso le attivita’ venatorie, le azioni di controllo della legge 157/92 articolo 19 e le azioni programmabili nella rete delle aree protette – ha affermato il presidente Marco Reggio – . E’ evidente che l’azione Regione sia stata fino ad ora fallimentare per quanto riguarda il contenimento della fauna selvatica. Nonostante le nostre indicazioni sul tema, non abbiamo mai ricevuto nessun segnale di apertura. Ora serve urgentemente un tavolo di lavoro costruttivo”, ha concluso. 

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