Lotta al randagismo. Come sono andate (e quante) le ispezioni del ministero della Salute in Calabria negli ultimi tempi? E al Sud?

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di Stefania Piazzo – Le prime voci ad aver sollevato un grido di dolore per la morte tragica di Simona Cavallaro, vittima di un gruppo di cani randagi nei boschi di Satriano, in provincia di Catanzaro, sono state quelle delle associazioni di volontariato. Oipa, Enpa, Lav. E tante altre. Dal ministero della Salute non una nota. Il presidente della Regione si è unito allo sdegno. Ma la verità è che il randagismo sono decenni che non viene contrastato. E’ una piaga culturale del Sud. La perenne moltiplicazione dei cani come fossero pesci biblici è consolidata. E’ figlia di un territorio che non sterilizza. Che esporta adozioni nel Nord, per fortuna prodigo di solidarietà e di accoglienza per cani diversamente con un destino segnato. Per fortuna al Sud ci sono eroi del volontariato che tamponano l’assenza delle istituzioni, la latitanza di sindaci e di chi non fa fino in fondo il proprio dovere.

Nella stragrande parte dei territori non c’è la cultura della sterilizzazione. Non esiste la cultura del benessere animale. E’ normale in buona parte del mezzogiorno imbattersi in cucciolate a getto continuo, a cani padronali vaganti. Non sterilizzati. Unico caso simbolo di un riscatto è Zero Cani in canile a Vieste, di Francesca Toto. Il progetto in 6-7 anni ha eradicato il fenomeno, ha reso pet friendly il territorio, ha avviato una filiera virtuosa tra forze dell’ordine, scuole, albergatori, Comuni, veterinaria pubblica e privata.

Altrove la sanità latita, i sindaci latitano, le regioni latitano. Che dire della situazione calabrese? Non si preoccupano degli umani, figurarsi delle bestie. Fino a quando non ci scappa il morto. Anni fa fece scalpore il caso di un bimbo morto per i morsi di un cane a Scicli. Forse che la Sicilia è diversa dalla Calabria nella tutela istituzionale del benessere animale? Vogliamo parlare dei canili? Delle molte fabbriche di guadagno dove più ne entrano più si guadagna e meno si sterilizza e più si lavora? O delle fiere dove gli animali da reddito corrono con le bighe in un palio?

Un tempo, anno 2010, per volontà dell’allora sottosegretario alla Salute, on. Francesca Martini, venne istituita la task force per il benessere animale e contro i maltrattamenti, presso l’Ufficio VI della direzione della sanità animale, ministero della Salute. Per diversi anni venne avviata una fitta campagna ispettiva, di controllo e sanzioni. Oggi non è dato sapere come stia proseguendo l’attività. Tutti noi speriamo bene. Ci fu dal 2008 al 2011 un piccolo Rinascimento culturale animale, dentro il ministero. Tutte le attuali ordinanze (Martini) arrivano da quegli anni. Chi è venuto dopo non è ancora stato capace dopo più di un decennio di farle diventare legge. Già questo dice tutto.

Le associazioni hanno denunciato il fatto che la Calabria non avesse neppure saputo inviare al ministero i dati del randagismo. Abbiamo verificato sul sito ministeriale: se è per questo pure la Sicilia ha bucato. Dati non pervenuti.

Regioni e relativi Comuni esemplari da sempre nel contrasto alla piaga, come si sa.

Leggiamo ancora sul sito ministeriale questa pagina di informazioni. Eccola, a seguire.

Monitoraggio sul territorio

Immagine di un gatto

Negli ultimi venti anni in Italia sono state emanate diverse norme per la tutela degli animali da affezione e la lotta al randagismo. Tuttavia l’attività ispettiva e il monitoraggio effettuati sul territorio hanno messo in evidenza molte criticità sull’applicazione delle disposizioni vigenti.

Il Ministero della salute, tra gli obiettivi principali legati al benessere degli animali, individua la lotta al fenomeno del randagismo e al maltrattamento degli animali.

L’ufficio 6 della Direzione Generale dalla sanità animale e dei farmaci veterinari si occupa anche della tutela degli animali d’affezione, della lotta al randagismo e dei maltrattamenti sugli animali. Raccoglie le segnalazioni dalle associazioni di settore e dai cittadini, valuta ed approfondisce ogni singolo caso in collaborazione con gli organi sanitari competenti sul territorio, le Regioni e le Aziende sanitarie e le Associazioni di protezione animale. Dove necessario, effettua interventi diretti sul territorio anche in stretta sinergia con i Carabinieri del NAS.

Contatti:

e-mailtutela.animale@sanita.it

Data di pubblicazione: 21 maggio 2010 , ultimo aggiornamento 21 dicembre 2020

Ecco, l’aggiornamento è fermo al 2020. Ma quel che non si evince è l’attività. Quante ispezioni, con quale esito, hanno portato l’attività ispettiva In Calabria? In Sicilia? Là dove la legalità si alterna ad altro, ci si aspetta che arrivi lo Stato. Sarebbe rassicurante sapere la Direzione dell’Ufficio VI, in questi anni, che risultati ha portato a casa conseguenti all’attività ininterrotta (giusto?) nel contrasto al randagismo. Ci diano una ragione di speranza. Aspettiamo i dati. Se non dall’Ufficio, almeno dal sottosegretario con la delega alla medicina veterinaria.

Per il resto, qua e là a macchia di leopardo in Parlamento qualcuno ogni tanto alza la voce. Ma senza un patto trasversale tra le forze politiche, senza un collegamento con le associazioni, senza i tavoli col volontariato, le prefetture, i primi cittadini, restiamo fermi al palo della ferocia di notizie che sembrano arrivare da un altro mondo. Non si può morire di randagismo. I cani appartengono a qualcuno, la tutela dell’incolumità pubblica dipende da qualcuno. In Italia, al signor Nessuno.

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