INCENDI – Cani a catena, la Toscana la vieta ma solo fino al 30 settembre. E gli altri che fanno? Il rapporto Regione per Regione

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di Stefania Piazzo – Di certo non è l’immagine della relazione e del benessere. Eppure molte regioni ancora oggi considerano il cane a catena una cosa normale. Alcune regioni hanno imposto il divieto totale, altre hanno concesso delle deroghe. Altre, ancora, il problema non se lo pongono. Non lo vietano né pongono dei paletti. Catena libera, si fa per dire. Una disomogenità che è rappresentata anche dall’ultima ordinanza del governatore toscano che, in virtù del fatto che gli incendi nella bellissima terra, lambiscono i centri abitati, le campagne, e le fiamme di certo non lasciano via di fuga agli animali legati, ha deciso di firmare un’ordinanza in cui  fino al 30 settembre è vietata, in Toscana, la custodia di cani a catena o con altro strumento di contenzione permanente.

Nelle scorse settimane Fondazione CAVE CANEM, Green Impact, Animal Law Italia e Save The dogs hanno scritto un accorato appello ai governatori delle regioni dove legare è legale, affinché ci ripensino e mettano in sicurezza i cani.

In particolare era stata chiesta una ordinanza urgente nelle zone più a rischio come Sardegna, Basilicata, Sicilia e Calabria. Poi, come si è visto, la Toscana non è stata esclusa dai roghi.

La Toscana ha provveduto. Ma è solo una finestra temporale. Eppure è la regione tra quelle con più spiagge libere per i cani, per i turisti. Ha offerte incredibili proponendosi sempre pet friendly, per i turisti. Ma nelle campagne, nelle fattorie, nelle corti, i cani possono stare a catena e la legge non lo vieta. Lì come in altri centri d’Italia.

Fondazione CAVE CANEM, come ente finanziatore, Green Impact, come ente promotore, in collaborazione con  Animal Law Italia e Save The dogs stanno portando avanti una campagna iniziata con la pubblicazione del rapporto “Verso il divieto di tenere i cani alla catena”. Il secondo rapporto sul tema.

Qui il report: https://www.freedomfordogs.org/

Qui, per un confronto, il primo report pubblicato nel 2021.

La  petizione a supporto della campagna ha già superato le 30.000 firme. “Oggi – ribadiscono sul sito della Fondazione – chiediamo l’armonizzazione delle leggi regionali (17 normative diverse su 20 regioni) e interventi urgenti per le aree a maggior rischio (Basilicata, Calabria, Sardegna e Sicilia).

Scrive ancora la Fondazione: “Il cane è ritenuto il “migliore amico dell’uomo” ma spesso è costretto a condurre una vita misera, legato a una catena per lunghi periodi di tempo o per sempre. Questa pratica è incompatibile con le esigenze essenziali, etologiche e comportamentali, dei cani e ne compromette gravemente il loro benessere, ma tenere il cane alla catena è ancora possibile in alcune regioni italiane”.

L’ordinanza della Regione Toscana scrive che “la mancata osservanza degli obblighi, sanciti dall’ordinanza, fatto salvo aspetti di rilevanza penale per maltrattamento di animali (come previsto dagli articoli 544 bis e ter del Codice penale), comporta l’applicazione di sanzioni amministrative (articolo 40 della legge regionale 59 del 2009)”.  Si va da 50 a 900 euro. Poi, se il giudice ravvede che la dimenticanza ha portato il cane a finire i suoi giorni tra le fiamme, c’è il codice penale.

Non ci siamo. Il primo rapporto sui cani a catena, nato dell’importante lavoro di ricerca della start up Green Impact, in collaborazione con Save the dogs, ha analizzato per la prima volta questa pratica dal punto di vista legale e scientifico. Se infatti la maggior parte di noi pensa che tenere un cane a catena sia vietato, sfogliando il Rapporto ci si rende conto che purtroppo la realtà è assai diversa, si legge sul sito del movimento fondato da Sara Turetta.

Il rapporto 2021

Poi è arrivato il secondo rapporto.

ll rapporto 2022I

Come emerge da questa seconda edizione del rapporto, che abbiamo elaborato sulla scia di quello dello scorso anno, sono ancora numerose le Regioni in cui è necessario intervenire. Abbiamo definito un piano di azione con le misure necessarie per ottenere entro il 2026 l’emanazione di normative regionali efficaci in tutta Italia, in linea con il benessere, la salute e i bisogni etologici degli animali. Sono ancora molte le Regioni che presentano una legislazione inefficace o incompleta come ad esempio la Sardegna, e altre come la Sicilia ancora prive di una legislazione in materia, con un vuoto normativo da colmare”, commenta Gaia Angelini, Presidente di Green Impact.

Nonostante ci sia ancora molto da fare, ci sono stati anche sviluppi positivi. La Campania ha integrato la sanzione mancante nella Legge Regionale (maggio 2021), il Lazio ha modificato radicalmente la legge introducendo un chiaro divieto di detenzione dei cani a catena (agosto 2021). Inoltre, il divieto è in via di adozione nella Provincia di Trento e ancora in fase di discussione in Piemonte.

Di recente sono state raccolte 30mila firme con la campagna “Liberi dalle catene”. Ma la strada è molto, troppo lunga. “In Italia esistono 17 normative su 20 enti territoriali”, fa notare Alessandro Ricciuti Presidente di Animal Law Italia. “È fondamentale armonizzare la legislazione italiana e far sì che le regioni esemplari, dotate di una legislazione più avanzata, vengano prese a modello da quelle in ritardo nell’approvare una normativa al passo con i tempi”.

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