I cani di Toulouse Lautrec, un bagliore di etologia a fine ‘800

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di Stefania Piazzo – Sugli animali nell’arte si è scritto di tutto. Ma ci sono sempre “dettagli” che sfuggono. Devo ammettere di avere un debole per Lorenzo Lotto. La sua visione è sempre introspettiva, enigmatica, straordinariamente moderna, essendo un pittore della psiche. Sovrasta su tutte le Annunciazioni, ad esempio, proprio la sua, con una Madonna spaventata, che con le mani respinge l’Arcangelo che le annuncia che sarà madre di Gesù. Come non ricordare in quel capolavoro il ruolo del gatto che pure fugge dallo spavento? Su Lotto si potrebbero scrivere enciclopedie e di certo torneremo a raccontare di lui magari ricordando gli affreschi di Trescore Balneario, bestiario di immensa bellezza. Ma in questo momento è un’altra la scoperta che ho avuto il piacere di fare mentre a Palazzo Reale a Milano visitavo la nostra dedicata a Toulouse Lautrec. Accanto ai primi suoi storici manifesti sulla belle epoque, sulla Parigi dei bordelli, spiccano come un bagliore improvviso i suoi acquarelli con le immagini perfette dei cani. Cani ritratti in posture straordinariamente reali, agonistiche, dinamiche, di gioco o di minaccia, in fase di apprendimento come fossero una proiezione di un esercizio di Pavlov, o cani al guinzaglio di proprietarie distratte mentre passano le prime auto davanti al cantiere della Torre Eiffel . Siamo a fine ‘800 ma l’attenzione che rasenta la precisione scientifica di Lautrec sul comportamento animale sorprende e stupisce.

Le opere di Lautrec sono uno specchio di etologia di fine ‘800. Non è il cane di compagnia quello che viene ritratto, ma è il cane che Lautrec conosce bene, perché i cani a casa sua sono una presenza costante, come documentano le diverse immagini fotografiche della mostra, così come i cavalli, passione del padre che ne faceva uso anche per andare a caccia.  Ma lasciamo parlare i suoi disegni. Definitivamente un privilegio per noi, occhi distratti due secoli dopo. Altro che selfie e facebook..

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