Ucraini, un popolo con le palle. E noi?

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di Gianluca Comerio – Difficile, davvero insostenibile tornare a vedere certe immagini. Donne che scappano in lacrime dalle loro case sotto gli imminenti bombardamenti dell’armata rossa, cittadini comuni che si rifugiano nei tunnel della metropolitana, ragazzi che salutano le fidanzate in lacrime mentre partono per il fronte, ovvero per la morte.

E se succedesse qui? Se succedesse qui, quale sarebbe lo scenario? Arduo persino da immaginare. Probabilmente metà dei nostri dipendenti dell’esercito e delle forze dell’ordine presenterebbe domanda di congedo dopo un solo minuto dall’invasione, e qualcun altro protesterebbe per la sospensione del campionato di Serie A.

E se fossimo noi ad essere lasciati soli? Se anche i nostri appelli cadessero in un assordante silenzio?

C’è chi dice che la guerra sia il proseguo della politica con altri mezzi, c’è chi dice che la guerra sia un atto necessario per ristabilire l’ordine, qualcosa di inevitabile, oppure che chi dice che la guerra sia una manna dal cielo per le tasche di alcuni. Opinioni. Di sicuro la guerra, di qualsiasi genere, è un percorso che porta solo a sofferenze inimmaginabili, dolori strazianti per i corpi e soprattutto per le anime di tutti. La guerra è sicuramente evitabile e si dovrebbe evitare con tutti gli sforzi.

E fanno ancora più male le belle parole sperperate da tutti i leader europei a sostegno dell’Ucraina, fanno male perché sappiamo tutti che rimarranno solo delle splendide, confortanti ed encomiabili parole.

Certo che vedere un popolo così determinato, povero, patriottico (nonostante le innumerevoli problematicità), amico, disorganizzato e in imbarazzante inferiorità numerica di persone e di mezzi, combattere a testa alta e disposto a tutto per difendere la propria terra fa riflettere.

Ne vale davvero la pena voltargli le spalle?

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