Lettera – Pandemia e democrazia in Portogallo

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Sono un vostro lettore, cittadino italiano, residente in Portogallo. Prendo spunto da un articolo di Giuseppe Rinaldi per precisare due cose. Qui anzitutto si è votato il Presidente della Repubblica, a suffragio universale, giunto a fine mandato. E’ stato rieletto il presidente uscente di centro destra. Il governo pe altro è di centro sinistra. E il candidato del centro sinistra non è stato di fatto sostenuto/a dal governo in carica. Quindi si può dire, e si vede anche, esserci una democrazia di fatto. Un paese piccolo, non certo ricco, dignitoso e che tutto sommato si può dire che funziona. Siamo indietro un decennio, almeno, ma stanno recuperando tutti con solerzia.

Per capire bisognerebbe leggere la storia anche recente della NON democrazia di questo piccolo e orgoglioso paese. Venendo alla pandemia. Hanno sempre gestito bene, sino a gennaio di quest’anno, tutto sommato, si poteva dire un’isola felice. Poi la caduta sulla buccia di banana della variante inglese che, soprattutto al nord tra Lisbona e Porto, ha fatto veramente danni. In proporzione meno morti che in Italia rispetto ai contagi. Ma sono caduti dalla padella direttamente nella brace. Non è stato colpa delle elezioni. Ho visto comizi fatti in drive-in. Pochi o nulla assembramenti. Pochi o nulla cartelli elettorali. Hanno votato meno del 40% degli aventi diritto e molti per posta. C’erano sì le code ai seggi, ma non erano sparsi in tutte le scuole come da noi. Comunque code composte e con la mascherina.

Le motivazioni del Presidente Mattarella sono certamente corrette perché solo un morto in più, le giustifica. Ma ho trovato stridente anch’io il riferimento alle elezioni e a quelle degli altri. Vedo dalla televisione italiana che non si parla altro che di politici, incontri, scontri verbali, ipotesi, controdeduzioni e quant’altro. Basterebbe impostare una campagna elettorale usando gli stesi mezzi che oggi spopolano per ben altre minori attività di tutti i giorni. Tanto cartelloni e comizi servono a convincere chi il voto ha già deciso dove metterlo. In fin dei conti anche gli USA hanno fatto ben altra campagna elettorale e sono passati da una situazione tragica ad una … uguale. Non sono state le elezioni, è stata la testa dura di Trump che ne ha pagato le conseguenze. Quindi se si vuole, si può.

In Portogallo il problema vero è che hanno sottovalutato il rapporto tra posti letto e terapie intensive. Non hanno investito quando avevano tempo in terapie intensive visto l’andamento dolce dell’epidemia nel loro paese. Da paese con un debito pubblico importante, anche se meglio gestito del nostro, hanno avuto paura a prendere i soldi della UE (il MES). E adesso si stanno bruciando le dita. Politicamente, intendo. Non so se sia stata buona cosa o meno, ma certamente qui l’epidemia non è esplosa per colpa delle elezioni. Quello certamente no.

Lettera firmata

Photo by Pedro Santos 

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