La lettera. Una Lega, due Leghe. Nessuna Lega

Lettura 1 min

di Cuore Verde – Premetto che sono non in alcun modo interessato alle vicende interne della Lega per Salvini Premier, in particolare, ai sommovimenti del “Comitato Nord” di Umberto Bossi. Un comitato del quale non riesco a comprendere gli scopi: valvola di sfogo per le deludenti prestazioni elettorali, strumento per regolamento di conti interni, gruppo di irriducibili e sinceri nostalgici della Padania che vogliono redimere i “leghisti che sbagliano”? 

 All’incontro al castello di Giovenzano, un militante adirato ha chiesto di togliere Tik Tok a Salvini. A questo militante è stato risposto che lo scopo della riunione era quello di “rafforzare il ruolo del Comitato e non quello di demolire altre situazioni”

Il mio personale obiettivo non è salvare la Lega di Salvini ma fare la Padania. Non rinnego niente. Sono pronto ad indossare ancora con orgoglio padano camicie e fazzoletti verdi, sventolare bandiere con il Sole delle Alpi e cantare il Va’ Pensiero. Ma certamente non lo posso fare nel partito di Salvini.

Rinunciare alla Padania per fare il ponte sullo stretto di Messina? Non scherziamo. Occorre una visione strategica. Geopolitica. E non mi basta neppure il partitino autonomista il cui obiettivo sia alla fine soltanto quello di “far eleggere qualcuno che ci rappresenta”.

Pur essendo su posizioni diametralmente opposte alla mie, apprezzo con favore che la Moratti parli esplicitamente di “stato-regione” e “città-stato”. La Moratti ha fatto entrare nel dibattito pubblico queste parole chiave. Mentre Calderoli e Zaia parlano di una “autonomia” che mi sembra caratterizzata da meccanismi bizantini, ovvero, sostanzialmente impraticabile. Un nodo gordiano. Ora comandano i fratelli e le sorelle d’Italia. Questa “autonomia” è stata appesantita con il macigno del presidenzialismo. Mi chiedo poi che cosa dovrebbe farsene il Nord di questo “presidenzialismo”. Per farsi ancora comandare da Roma?

Ma non mi bastano neppure le parole della Moratti. Vorrei capire che cosa vuol fare Bonaccini. Il padano Bonaccini. Ritengo positivo che l’asse di comando del PD si possa spostare al Nord. A meno che poi non scelgano l’ultraideologica Schlein. Sarebbe auspicabile che Bonaccini ricordasse che è stato proprio Guido Fanti, il primo presidente dell’Emilia-Romagna (questa sì che è una regione inventata), a proporre la “super regione della Padania”. I presidenti delle regioni del Nord Padano dovrebbero cominciare a guardare al modello federale tedesco dei Länder e, soprattutto, a quello degli “Stati liberi” di Baviera, Sassonia e Turingia. Senza timidezza. 

CUOREVERDE

Servizio Precedente

La Chiesa di Ambrogio. 1600 anni di autonomia da Roma. E noi?

Prossimo Servizio

In Europa gli infermieri sono ben pagati. In Italia sono solo eroi e basta

Ultime notizie su Lettere