La lettera – Il danno culturale prodotto da questa Lega? Salvini ha rinunciato alla Padania e ora la Padania rinuncia a Salvini e all’autonomia

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Alla c.a. Redazione La Nuova Padania

La storia recente della politica italiana è fatta di rapide ascese e improvvise cadute. Giorgia Meloni, per sua fortuna, è nel pieno della prima fase e la crescita di Fratelli d’Italia al Nord – dove ha battuto quasi ovunque la Lega alle amministrative di domenica scorsa – ne certifica l’eccellente stato di salute.” (da il Fatto Quotidiano)

La Lega ha preso una batosta in casa sua, ma è ancora lontanissima dall’abisso (di consensi) dell’era Bossi. Il leader del Carroccio resterà in sella, se non altro per mancanza di sfidanti” (da Il Foglio)

Sinceramente delle progressive e regressive sorti della Lega del Senatore Salvini mi interessa ben poco. Altrettanto per quanto riguarda le fasi alterne della triade Berlusconi-Meloni-Salvini e le anacronistiche “cene di Arcore”. Sono un vetero-leghista, un leghista della prima ora, uno che nel 1996 è andato sul Po a fare la secessione. Salvini mi definirebbe un “nostalgico e reduce” (della Padania). Si, la Padania, non solo di Bossi e Miglio, ma anche la “super-regione” della Padania, progetto politico del 1975 di Guido Fanti, primo presidente della Regione Emilia-Romagna. Un progetto politico che voleva semplicemente dare maggiore libertà e autonomia al Nord padano rispetto al centralismo romano erede mai dichiarato di quello fascista.

Salvini ha dapprima giocato al “populista” strizzando l’occhio all’estrema destra. Poi è passato al gioco del “sovranista” con incredibili slogan del tipo “no-euro”. Infine si è convertito al nazionalismo italiano (Prima l’Italia) con relativo passaggio cromatico dal verde all’azzurro. Certo, i risultati delle ultime amministrative sono ancora lontani dai minimi storici della Lega di Bossi ma, ripeto, i successi “sovranisti” di allora e gli attuali insuccessi della “Lega di Salvini” non mi interessano. 

Rilevo invece con preoccupazione il danno culturale prodotto da questa Lega. La debolezza della Lega nazionalista tricolore nei confronti del governo Draghi, ha indotto molti cittadini padani a ritenere che, per migliorare le sorti politiche ed economiche, occorra “più destra”, ovvero, una destra forte e nazionalista. Un vero cortocircuito del Nord.

Il Nord, la Padania, chiedeva maggiore libertà politica ed economica, e ora, dopo l’insuccesso della svolta pseudonazionalista della Lega, si rivolge ai “Fratelli d’Italia”, centralisti di stampo nazional-burocratico il cui unico vero merito è di non essere entrati formalmente nel governo Draghi. Al netto dell’approvazione delle armi all’Ucraina. Salvini ha rinunciato alla Padania e ora la Padania rinuncia a Salvini. E, soprattutto, la Padania rinuncia ad una legittima aspirazione di libertà ed autonomia.

Cordiali saluti

M.G.

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