La lettera: Elezioni politiche 2022, Nord al capolinea. Forse, è ora di tornare a parlare seriamente di Padania

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Alla c.a. Direttore La Nuova Padania Stefania Piazzo

Premetto che, come al solito, non mi importa nulla delle sorti progressive e, in queste ore, nettamente regressive della Lega per Salvini Premier. Qui mi interessa analizzare le conseguenze della sua sconfitta elettorale. Mentre Salvini, in sostanza, in queste ore, afferma di non avere alcuna intenzione di dimettersi, Zaia si dedica a riflessioni molto generiche riferendosi alla necessità di una seria analisi delle cause sulla sconfitta. Oggi, più che le cause, contano gli effetti delle varie svolte sovraniste, nazionaliste, ruspiste, draghiste: la perdita di rappresentanza politica del Nord padano. Zaia nei giorni scorsi, ha affermato che è anacronistico negare l’autonomia. A me, invece, è sembrato anacronistico parlarne qualche giorno prima delle elezioni dopo cinque anni dal referendum che si è svolto nel 2017. Zaia, nel 2020, è stato rieletto per il terzo mandato consecutivo con il 76,79% delle preferenze, ottenendo il primato del presidente di regione eletto direttamente con la più alta percentuale di voti, Quindi un fortissimo mandato popolare. Eppure, in questi lunghi anni, non ricordo alcun significativo gesto politico, simbolico o sostanziale, nella direzione della autonomia. Intendo una iniziativa politica eclatante.

Personalmente, potrei fare almeno due esempi: convocare una assemblea di coordinamento dei presidenti delle Regioni del Nord (in definitiva, la “lega del Po” di Guido Fanti) e approvare una legge regionale per lo studio della lingua e la storia veneta. Chiaramente Zaia, con l’argomento un po’ datato dell’autonomia, ha cercato di attirare consensi percependo come la Lega di Salvini, in Veneto, non fosse più credibile. In Veneto, i Fratelli D’Italia hanno doppiato la Lega di SalviniUno scontro tutto tricolore. Ha vinto il tricolore più tricolore. 

Capisco gli elettori del Nord: volevano votare contro il governo Draghi e contro le sinistre, ma il partito di riferimento del Nord, la Lega di Salvini, copia sbiadita di un partito nazionalista, aveva fatto parte di quel governo. Quindi non appariva credibile. Il partito romanocentrico dei Fratelli d’Italia, all’opposizione sia dei due governi Conte che del governo Draghi, invece, è apparso coerente con le sue posizioni. E qui si è realizzato il cortocircuito di queste elezioni.

Il Nord, rimasto senza rappresentanza politica, ha votato per i centralisti di Roma. Il Sud ha mantenuto saldamento il suo partito di riferimento, i 5stelle. Paradossalmente, ora non ci sono più le condizioni politiche per l’autonomia. Berlusconi è avviato verso il declino politico e Salvini ha sbagliato praticamente tutto. Elezioni politiche 2022: Nord al capolinea. Forse, è ora di tornare a parlare seriamente di Padania.

Cordialmente

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