Chi sono gli eredi della Resistenza?

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di Roberto Gremmo – E’ davvero un grosso errore considerare l’Associazione Nazionale Partigiani d’Italia una sorta di legittimo e quasi esclusivo erede politico e morale della Resistenza. E’ ben noto che fin dagli anni cinquanta l’associazionismo dei reduci della lotta di liberazione conobbe due consistenti scissioni, perché dall’Anpi uscirono sbattendo la porta sia i partigiani cattolici di Mattei che quelli democratico-repubblicani di Ferruccio Parri, tutti insofferenti del pesante egemonismo dei togliattiani che la facevano bellamente da padroni in un sodalizio solo sulla carta democratico ed unitario.

Va anche detto che per evidenti ragioni anagrafiche gli arzilli vecchietti che oggi sfilano sotto i vessilli anpisti coi loro fazzolettoni tricolori sono in gran parte quegli adolescenti che all’epoca si aggregarono alle bande ribelli con entusiasmante, scapestrata incoscienza ma non sinistra veri partigiani combattenti. Anche l’affrettato parallelismo fra l’odierno scellerato invio di materiale bellico agli ucraini “resistenti” e la spedizione di armi dagli alleati ai partigiani nell’ultimo conflitto e’ una forzatura che porta su un terreno scivoloso.

E’ ben noto che proprio i famosi lanci di mitra, soldi ed attrezzature oltre le linee nemiche furono spesso causa di contrasti feroci fra formazioni partigiane di diverso colore, che giunsero spesso a contendersi con la forza i preziosi soccorsi paracadutati fra loro da americani ed inglesi.

La tragica mattanza dei partigiani autonomi di Porzus ebbe origine proprio dal tentativo dei garibaldini di “Giacca” d’impossessarsi dei bidoni di risorse belliche appena inviati agli uomini della “Osoppo”. A guerra finita, gran parte dei mitra spediti ai partigiani vennero nascosti per fini ben diversi da quelli della lotta ai nazi-fascisti e gli alleati occidentali furono costretti ad ammettere d’aver incautamente armato della gente che non li amava troppo. 

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