VIDEO – Sanguinario attacco all’ospedale pediatrico a Mariupol ma l’esercito russo ancora non sfonda

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 La Russia per ora non riesce a sfondare, e fonti dell’intelligence inglese riportano che sarebbero già 10mila i soldati di Mosca caduti sul fronte ucraino, molti tra i coscritti mandati a combattere senza addestramento e preavviso, come ammesso dal Cremlino. Si tratta di una cifra enorme, che i russi smentiscono vietando in patria i funerali dei loro caduti. Eppure, i morti ci sono, e sono tanti, basti dire che nei nove anni di occupazione in Afghanistan, morirono 18.000 militari sovietici. Le stesse fonti, interrogate da Sky News, spiegano che l’unica città su cui i russi hanno il controllo è Kershov, e che i collegamenti tra i reparti non funzionano, e la rete telefonica ucraina è l’unica che garantisce lo scambio di notizie. L’insieme di queste informazioni dovrebbe indurre all’ottimismo, specie considerando che i rifornimenti di armi all’ESERCITO ucraino da Europa e Stati uniti stanno arrivando e fanno la differenza. E invece il terrore cresce, perché come un serpente che si sente in pericolo, il Cremlino è pronto ad azioni disperate. Tecnicamente detti “non convenzionali”.

IL VIDEO DELL’OSPEDALE DI MARIUPOL

https://www.facebook.com/GiuseppeConte64/videos/676494950355385

Basti pensare al sanguinario attacco all’ospedale infantile di Mariupol, attualmente la città più martoriata in Ucraina. Finestre esplose e detriti ricoprono il terreno vicino all’ospedale, dove ci sarebbero 17 feriti ma il bilancio non è definitivo. L’esplosione ha squarciato il velo di ipocrisia attorno al cessate il fuoco concordato con la Russia, che sarebbe dovuto durare fino alle 20 ora italiana, per consentire proprio l’evacuazione dei civili.

Anche se in realtà, anche oggi nessuno è stato in grado di fuggire da Mariupol, proprio a causa dei continui bombardamenti russi. La Croce Rossa ha descritto la situazione come “apocalittica”, e secondo fondi amministrative della città sul Mar d’Azov, sarebbe state uccise circa 1.200 persone tra i civili. L’altro fronte del terrore torna a essere Chernobyl. A causa della mancanza di corrente elettrica, i generatori diesel sono stati accesi nel sito di stoccaggio dei materiali radioattivi, provocati dall’esplosione che nel 1986 distrusse uno dei reattori della centrale, spenta dal 2000. I generatori hanno un’autonomia di 48 ore, a quel punto l’impianto di stoccaggio si fermerà e le conseguenze possono essere drammatiche e difficilmente prevedibili. La situazione è ancora più grave poiché non funzionano nemmeno i rilevatori dei livelli di radioattività nell’aria. 

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