Trieste, focolaio più vasto della Regione. Il prefetto vieta di manifestare fino al 31 dicembre

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 Il prefetto di TRIESTE vieta di manifestare in piazza Unità d’Italia fino al 31 dicembre dopo l’impennata dei contagi in città legata ai cortei e ai presidi contro l’obbligo di green pass. “Chi violerà questo divieto sarà punito con ammende molto importanti”, ha detto il sindaco Dipiazza.

Trieste si evidenzia intanto “il piu’ grande focolaio della regione: 93 soggetti, partecipanti a manifestazioni no green pass. Un identikit ricavato dalle autodichiarazioni delle persone che si sono sottoposte a tampone e che hanno dichiarato, appunto, di aver partecipato a manifestazioni. Alcuni casi, ma si tratta di numeri minimali, sono di persone che per obbligo di lavoro hanno partecipato e hanno dovuto seguire le manifestazioni”. Lo ha detto il responsabile della task-force sanitaria del Fvg, Fabio Barbone, nel corso di una conferenza stampa con i vertici della Regione sulla situazione sanitaria in Fvg. 

Dalle autodichiarazioni e dai video si vede che queste persone “non utilizzavano mascherine, non rispettavano il distanziamento, stavano gomito a gomito con molte persone in situazioni come parlare animatamente, urlando, cantando”, ha indicato Barbone. 

“Basta idiozie! La gente non si cura perché qualche pagliaccio va a raccontare menzogne e a spaventare cittadini. Il vaccino c’è, funziona e ha pochissimi controindicazioni. Non ha per nulla natura carattere sperimentale”. Il presidente leghista della Regione Friuli Venezia Giulia, Massimiliani Fedriga, presidente della Conferenza delle Regioni itaialini, ha voluto incontrare la stampa alla luce del dilagare dei contagi nella Trieste della protesta no pass e no vax, è un fiume in piena contro chi “sta facendo danni alla salute e all’economia della nostra Regione”. “Non si può tornare a mesi fa. Faccio appello – ha detto Fedriga- a tutte le persone di buon senso con calma e tranquillità. Alziamo la voce anche noi. Iniziamo a farci sentire. Trieste è fatta da persone che si sono sacrificate. E,che sanno capire che un posto in terapia intensiva in meno occupato va a chi ne ha bisogno per altre patologie”. 

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