Robusti: E Salvini perde anche il Sud. Alle Regionali 2023, altro giro altro cambio di testimone?

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di Giovanni Robusti – E adesso? Fare un’analisi a caldo di un voto nazionale è sempre complicato. Primo perché con questa legge elettorale il voto politico risulta ben diverso da quello pratico che si sostanzia con i seggi assegnati. Le poltrone in Parlamento. Questo perché le poltrone se le sono spartite prima sulla base di sondaggi. Che, per Salvini, non erano così catastrofici.

Alla luce del voto politico balza all’occhio la caduta rovinosa di Salvini, la tenuta dell’inossidabile Berlusconi, la rimonta di Conte e la conferma che un centro, la vecchia balena bianca, esiste, seppur ancora spaesato.

Salvini. Perde tutto il sud. A conferma che “prima gli italiani” al sud ha senso se, per italiani, si intendono loro, per primi. Perde tutto il Nord per l’inversa ragione.

E’ al Nord che la Lega, quella NORD ovviamente, ha un senso e una storia. Ed è al Nord che il voto per Meloni non è una appartenenza politica ma un atto di fiducia sulla capacità di governare.

Cosa ha spostato così tanti voti. Passare dal 34 delle europee all’8 deve avere pur una spiegazione logica ed evidente. E di evidente c’è il comportamento ondivago, spacciato per responsabilità, di Salvini in tutta la legislatura. Prima il governo con i 5stelle, non capito e mal digerito. Poi sfociato in una rottura che aveva poche motivazioni se non quelle, illusorie, di passare, dopo il successo alle europee, all’incasso con elezioni anticipate. Fallito il colpo di mano, un periodo di opposizione dove necessariamente si devono ribaltare le proprie posizioni.

E infine ritornando al governo, non solo con i 5stelle, ma anche con il PD che per sua natura sta dall’altra parte del fiume. Di più, nel tentativo di dare un colpo al cerchio e uno alla botte, sparate un giorno sì e l’altro anche evidenziando una Lega di governo e una di opposizione. Senza tacere la campagna elettorale con i riferimenti alla Russia, a Orban e via cantando. Uscite che non avevano nessuna necessità di essere fatte. Pareva di sentire le uscite di Bossi in campagna elettorale con la guerra nel Kosovo. O quelle sempre in campagna elettorale contro il Papa. Uscite che sembravano fatte per perdere voti volutamente. Insegna la campagna, se così possiamo chiamarla, di Berlusconi che stando coperto e promettendo farfalle ha preso gli stessi voti.

Questo porterà a stravolgimenti in Lega. Non credo. Qualche mal di pancia. Qualche borbottio di intestino ma nulla più. Gli eletti sono dentro non per i voti ma per le alchimie del segretario. E a lui solo devono obbedienza cieca.

La Meloni non ha interesse a far fuori un capo alleato così “generoso”, per non usare altri termini, che gli ha passato voti in abbondanza. E Berlusconi nemmeno. Che in una situazione di crisi del socio di minoranza ha più spazio per fare il mediatore. Attività che gli viene sempre bene e viene meglio ancora ai suoi interessi. I suoi alleati hanno interesse che Matteo resti al suo posto di comando. E faranno di tutto perché ci resti.

Per una rivoluzione dentro la Lega non basteranno nemmeno i congressi, semmai si faranno. Ci vorrà una spinta forte dall’interno che quantomeno fino alle regionali non emergerà. Perché la prossima partita si giocherà proprio lì. Meloni vorrà una quota importante visto che anche in quel caso si spartirà la torta prima del voto sulla base dei dati consolidati che sono a suo favore. E se la sinistra tornasse ad essere coesa, visto che se lo fosse stata oggi avrebbe la maggioranza, la vedo duretta anche in Lombardia.

In altri termini non sono ancora con il culo per terra, al freddo. E sin che non si arriverà lì, non si tenterà di rialzarsi in alcun modo. Già successo.

Il resto del voto. In breve. Il PD paga l’insuccesso di una ipotesi di larga coalizione. Ma può sempre sperare di ricostruire l’asse in Parlamento dove sanno fare bene il loro lavoro. Meglio di tutti gli altri. Hanno scuola che nessun altro ha.

Conte si è costruito il suo partito e vorrà mantenere restando all’opposizione ancora più a sinistra del PD.

Il centro. E’ la novità. Renzi ancora un volta è riuscito a galleggiare ma in un mare più ampio di prima. Se consideriamo i voti suoi e di Calenda. Quelli di Berlusconi che vengono da moderati che non votano certo Meloni (lo avrebbero potuto fare). Hanno votato FI per non sapere cosa votare senza spostarsi troppo dal centro. Possiamo contare un’area che merita di essere esplorata. Più di prima.

Queste le considerazioni a caldo. Il bello a da venire perché le incognite, anche solo di percorso tecnico parlamentare, sono ancora tante. Ci sarà tempo e modo di valutare. Nel mentre noi poveri tapini ci tocca lavorare a testa bassa sperando .. che io me la cavo.

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