La lettera – Caro Calenda, se vuole parlare al Nord, porti i fatti a casa nostra. La questione settentrionale l’aspetta

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di Roberto Pisani – Caro on. Calenda, da autonomista convinto, anzi direi indipendentista, apprendo con estremo piacere la sua intenzione di rivolgersi a quei territori del Nord che, a suo dire, non ne vogliono più sentire parlare di Lega. 

Ben venga che finalmente qualche forza politica torni a parlare di questione settentrionale. 

Dal canto mio le dico che di Lega non voglio più sentire parlare dal lontano 2003 quando restituii la tessera dell’ora Lega Nord per l’indipendenza della Padania in quanto ritenni che il ritorno ad un’alleanza con le forze politiche centraliste, Forza Italia, Alleanza Nazionale e UDC, tradiva ed accantonava definitivamente ogni velleità nordista di autonomia e, a maggior ragione, d’indipendenza. 

Poi la storia ci racconta com’è andata.

Nel frattempo però vi è stato un passaggio: il 22 Ottobre 2017 oltre cinque milioni di cittadini di Lombardia e Veneto si sono espressi chiaramente attraverso un referendum chiedendo maggior autonomia, maggiori competenze e il trattenimento, cosa essenziale, del residuo fiscale.

Ebbene sì, il residuo fiscale, i soldi, i denari, i dané come li chiamiamo dalle nostre parti.

Perché vede onorevole, nel caso non lo sappia glielo dico io: il Nord viene depredato ogni anno di oltre 122 miliardi dallo stato centrale, la sola Lombardia di 54, ovvero un miliardo di euro la settimana. 

Ebbene onorevole sono ben felice che lei voglia partire da lì, però mi permetto, sommessamente, di dirle che la questione settentrionale non si risolve venendo al Nord e promettendo mari e monti.

La questione settentrionale si risolve con i fatti.

Venga pure al Nord, sono sicuro che sarà il benvenuto perché noi siamo gente ospitale.

Però non si presenti solo con promesse elettorali perché il Nord ne ha le palle piene di parole, vuole i fatti. Altrimenti, meglio non spostarsi da Roma.

Foto da profilo fb di Carlo Calenda

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