“Le giustificazioni delle banche sono, come sempre, sfacciate. E di questo tema il governo di Giorgia Meloni dovrebbe occuparsi seriamente, lasciando al mercato la definizione degli assetti di controllo. La politica deve stare fuori dai consigli di amministrazione dei gruppi bancari, per esempio non entrando nel merito della operazione di Unicredit sul Banco Bpm, ma dovrebbe prestare attenzione ai comportamenti del settore e alle strategie, definite dai board, assai penalizzanti per i clienti beffati. Gli istituti sostengono che i conti correnti sono un prodotto “a bassa redditività” e che la raccolta a breve termine non consente di offrire tassi più alti. Ma allora come si spiegano gli utili record? Come si giustifica che i tassi attivi sui mutui e sui prestiti siano schizzati alle stelle, mentre quelli sui depositi restano ai minimi storici? La risposta è semplice: le banche incassano senza restituire. La forbice dei tassi, oggi ai livelli più alti degli ultimi decenni, è diventata un sistema per arricchire gli azionisti, mentre i correntisti vengono trattati come clienti di serie B”, commenta il vicepresidente di Unimpresa, Giuseppe Spadafora.
“L’asimmetria è ancora più evidente se si guarda ai dati regionali. Al Sud la remunerazione è ancora più ridicola che al Nord. In tutta Italia, comunque, la realtà è che il sistema bancario italiano non è mai stato così sbilanciato: le banche guadagnano a mani basse sul fronte dei prestiti e lasciano i risparmiatori a bocca asciutta. Questa situazione è doppiamente pericolosa. Da un lato, penalizza chi vuole risparmiare, disincentivando la formazione di un patrimonio familiare, soprattutto nelle aree meno sviluppate del Paese. Dall’altro, alimenta una pericolosa perdita di fiducia nel sistema bancario, già duramente provato da scandali e crisi del passato. Serve un intervento deciso per riequilibrare la situazione, garantendo che i benefici delle politiche monetarie della Bce arrivino anche ai risparmiatori e non solo alle casseforti delle banche. Se la Bce alza i tassi per combattere l’inflazione, è inaccettabile che i vantaggi di questa manovra finiscano per arricchire solo una parte del sistema, lasciando le famiglie e le piccole imprese nell’angolo. La forbice dei tassi deve essere ridotta, e se le banche non vogliono farlo spontaneamente, spetta alla politica intervenire. È una questione di giustizia sociale, prima ancora che economica. Perché il risparmio è un diritto, non un privilegio da elemosinare” aggiunge Spadafora.
Secondo gli analisti del Centro studi di Unimpresa «la struttura attuale dei tassi passivi rappresenta una seria criticità per il sistema bancario italiano. Da un lato, disincentiva il risparmio, rendendo i conti correnti poco attrattivi rispetto a strumenti alternativi come i titoli di Stato. Dall’altro, alimenta una percezione di ingiustizia tra i risparmiatori, già provati dall’aumento dei costi della vita e dalla stretta sui mutui. Se la Bce ha alzato i tassi per contrastare l’inflazione, è inaccettabile che i benefici di questa manovra si concentrino esclusivamente sugli istituti di credito, senza ricadute positive per i depositanti. Serve un riequilibrio: le banche devono adottare politiche più trasparenti e competitive, allineando i tassi passivi all’andamento del mercato. Se ciò non avverrà, sarà inevitabile l’intervento delle autorità di vigilanza per garantire maggiore equità e giustizia nel sistema finanziario. Il risparmio dei cittadini non può continuare a essere il grande sacrificato in nome del profitto”.
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