UNIMPRESA 2 – TASSI SCATENATI, ECONOMIA REALE A TERRA. FERMI I MUTUI, CROLLO DEI PRESTITI. SOLO LE BANCHE MACINANO UTILI

30 Dicembre 2023
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 L’effetto scatenato dell’aumento dei tassi si abbatte sui prestiti bancari: nell’ultimo anno si è registrata una stretta creditizia da 55 miliardi di euro, con una riduzione che supera il 4%. Le banche hanno tagliato tutti i tipi di finanziamenti alle imprese, con una riduzione di 47 miliardi (meno 7%). Per quanto riguarda le famiglie, il saldo è negativo per 8 miliardi, considerando che i mutui sono sostanzialmente fermi, il credito al consumo è cresciuto di quasi 6 miliardi, mentre i prestiti personali sono crollati di oltre 13 miliardi. 

È quanto emerge dal rapporto mensile sul credito realizzato dal Centro studi di Unimpresa, secondo cui la clientela bancaria fatica a onorare le scadenza con le rate dei prestiti tant’è che le sofferenze nette sono cresciute in un anno di quasi il 10%, passando da 16 miliardi a quasi 18 miliardi. “È la tempesta perfetta sul credito bancario: tagliati i prestiti alle imprese, mutui fermi e sofferenze in crescita.

Ma è un conto che stanno pagando i cittadini e le imprese, perché le banche, proprio grazie all’aumento dei tassi, macinano utili come mai. Quest’anno i loro profitti potrebbero superare quota 40 miliardi, secondo le stime più recenti. Di fatto, le banche sono le uniche a beneficiare della scellerata politica monetaria della Banca centrale europea: si arricchiscono le industrie bancarie, i loro manager, ma l’economia reale soffre e non ha mezzi finanziari per sostenere un periodo che si prospetta difficile”, commenta il vicepresidente di Unimpresa, Giuseppe Spadafora. Secondo il Centro studi di Unimpresa, che ha elaborato statistiche della Banca d’Italia, al netto delle cartolarizzazioni, gli impieghi delle banche ai privati ​​sono crollati di 55,4miliardi (-4,22%), calando dai 1.347,3miliardi di ottobre 2022 ai 1.291,8 miliardi di ottobre 2023.

“Questi dati, talora contestati dalle associazioni di categoria del settore creditizio, non tengono conto delle cartolarizzazioni di prestiti, vale a dire impieghi in buona parte deteriorati che le banche hanno ceduto, nel corso del periodo in esame, a società veicolo o specializzate. Se quei valori fossero computati nel conto totale, i risultati sarebbero diversi, tuttavia appare più corretto prendere in considerazione solo il credito risultante negli attivi bancari ovvero quello che è alla base della relazione tra la banca e la propria clientela” osservano gli analisti di Unimpresa. 

Più nel dettaglio, i prestiti destinati alle aziende sono passati dai 667,1 miliardi di ottobre 2022 ai 619,7 miliardi di ottobre scorso, con una rilasciata di 47,2 miliardi (-7,09%). Sono fortemente diminuiti sia i finanziamenti a breve termine (fino a 1 anno di durata), passati da 151,2 miliardi a 136,7 miliardi in calorie di 14,4 miliardi (-9,54%), sia quelli di lungo periodo ( con scadenza superiori a 5 anni), passati da 358,1 miliardi a 328,3 miliardi in discesa di 29,8 miliardi (-8,33%). 

Calo, ancorché meno accentuato, anche per il credito di medio periodo (fino a 5 anni), sceso di 3 miliardi (-1,91%) da 157,6 miliardi a 154,6 miliardi.Sul fronte delle famiglie, si registra un calo, nell’anno osservato, di 8,1 miliardi (-1,2%) da 680,2 miliardi a 672,1 miliardi. La rilasciata è legata esclusivamente all’andamento fortemente negativo dei prestiti personali, calati di 13,8 miliardi (-9,85%) da 140,4 miliardi a 128,6 miliardi. Cresce, invece, il credito al consumo, seppur un ritmo nettamente inferiore rispetto agli scorsi anni: l’aumento è di 6,1 miliardi (+5,40%), da 114,5 miliardi a 120,7 miliardi. Fermo il mercato dei mutui: lo stock è passato da 425,2 miliardi a 424,7 miliardi con una variazione negativa di 526 milioni in 12 mesi (-0,12%).

Quanto alle rate non pagate, nei primi dieci mesi del 2023 si è registrata una preoccupante inversione di tendenza nell’andamento delle sofferenze bancarie: i crediti “malati” delle banche sono cresciuti, infatti, di oltre 3,5 miliardi di euro tra dicembre 2022 e settembre scorso con un aumento che sfiora il 25%. A ottobre dello scorso anno, le tariffe non pagate da famiglie e imprese erano a quota 16,6 miliardi. Le sofferenze nette delle banche (quelle calcolate dopo le svalutazioni) a settembre scorso valevano 17,5 miliardi di euro. 

Il dato è in crescita di 957 milioni (+5,76%) rispetto ai 16,6 miliardi di ottobre 2022 e di oltre 3 miliardi rispetto a dicembre dello scorso anno. Su base annua, invece, si registra un calo generale delle sofferenze lorde di 2,7 miliardi (-8,05%) dai 34,7 miliardi di ottobre 2022 ai 31,9 miliardi di ottobre 2023. Il rapporto tra le sofferenze nette ( quelle non coperte da garanzie reali) e il totale degli impieghi al settore privato dall’1,23% all’1,36%. In generale, sono diminuite, su base annua, le sofferenze di tutte le categorie di clientela: quelle riconducibili alle aziende sono calate di 1,5 miliardi (-7,40%), da 20,5 miliardi a 18,9 miliardi; quelle delle famiglie sono scese di 932 milioni (-8,92%), da 10,4 miliardi a 9,5 miliardi; quelle delle imprese familiari sono diminuite di 253 milioni (-10,36%), da 2,4 miliardi a 2,1 miliardi; in discesa anche quelle riferibili a pubblica amministrazione, fondi, assicurazioni e onlus, passate da 1,3 miliardi a 1,2 miliardi con una variazione negativa di 90 milioni (-6,86%). 

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