Un corto circuito dietro l’altro. Pasticcio ex Ilva, alla fine paga lo Stato

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di Fulvio Curioni – Succede quando pare regnare il caos, è quanto avviene in questi giorni cosi’ smossi da scelte di campo in grado di determinare a cascata effetti economici ai cittadini. Alitalia resta salda alla cloche nonostante non possa decollare appesantita da debiti ormai fallimentari. Nuovi confronti tra Roma e Bruxelles con alle costole del governo i sindacati, sempre loro, che consigliano di disertare tali incontri, miranti a costruire un ennesimo piano di salvataggio e rilancio di una compagnia con le casse bucate e senza uno spicciolo. Il rischio che questi benedetti aerei si debbano fermare è finalmente a mio giudizio concreto.

Dall’Europa sarebbe pure in arrivo una maxi multa per gli aiuti concessi dallo stato nel periodo 2017-2019 a questa compagnia definibile come l’armata brancaleone. Nel frattempo si sblocca il dossier ex Ilva che cambia nome e diventa Accaierie d’Italia. Alla base l’accordo con nostri soldi tra Invitalia, società controllata dal minsitero dell’economia e la multinazionale franco- indiana Arcelor Mittal che fa nascere una partner ship pubblico-privata per ilrilancio dello stabilimento di Taranto. Invitalia sottoscrive 400 milioni di aumento capitale e diviene socio al 38% del capitale azionario con il 50% del diritto di voto. Una scelta azzardata poichè solo entro maggio 2022 (chissà a quella data se la politica nostrana avrà ancora il compito di rovinare il paese) ci sarà un secondo investimento sempre di soldi nostri per 680 milioni di euro sempre da parte di Invitalia portando la partecipazione dello stato in Acciaierie d’Italia al 60% del capitale. La povera Arcelor Mittal verserà invece solo 70 milioni di euro per mantenersi partecipata al 40% della holding.

Complimenti a Giorgetti ed ai suoi predecessori nel complicare il pasticcio mantenendo in piedi una realtà industriale ove i francesi e gli indiani hanno giocato a fare il prestanome dell’operazione di salvataggio oggi finalmente chiara, lo stato spende soldi pubblici pari ad un totale di € 1.080 milioni senza avere chiaro un progetto di rilancio e di sviluppo dell’iniziativa.

La politica fa il suo lavoro, traslare nel tempo i problemi, visto che da qua al 2022 molta acqua passerà sotto i ponti italici. I no tav (movimento di protesta italiano sorto nei primi anni novanta, nel quale si riconoscono gruppi di cittadini accomunati dalla critica alla realizzazizone di infrastrutture per l’alta velocità ferroviaria – Tav e critica verso la gestione inadeguata del bene comune, della spesa pubblica , del territorio e della mala politica), alzano la testa con azioni di protesta che paiono come fiammelle nella notte del profondo letargo democratico del nostro paese, quindi non in grado di bruciarne le scorie ma semplicemente rasentando un folklore sbiadito incapace di produrre effetti concreti. Questo nostro corto circuito italico cosi’ inconcludente ove il popolo pare non comprendere o forse rassegnarsi agli eventi, quasi come nulla accadesse sotto questo patrio cielo.

Fulvio Curioni - Già dottore commercialista, oggi imprenditore agricolo
professionale.
Dal 2013 ad oggi revisore dei conti del Parco Adda Sud di Lodi. Laurea magistrale in Scienze Economiche.
Socio fondatore dell’associazione sindacale mediatori civili e commerciali e mediatori familiari Simed, socio fondatore della Associazione Culturale di Promozione sociale Adr Logos, con sede a Sant’Angelo Lodigiano (Lo).

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