Un bel ciaone a Giuseppi?

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di Giovanni Robusti – Mi piace definire un orizzonte e poi leggere i fatti in prospettiva di quell’orizzonte. Credo che il disegno sia quello di creare un governo di esterni ai partiti con tecnici di profilo europeo tanto da arrivare al 2022. Poi, eletto il presidente della Repubblica, liberi tutti e di
nuovo al voto. E i fatti sono concordi. Vediamo di ragionarci un attimo sopra. Nessuno vuole veramente le elezioni. Credo che sotto sotto neanche la Meloni o almeno gli uomini della Meloni.

Con il nuovo Parlamento post riforma, verranno “espulsi” almeno il 60/70% se non di più dei suoi membri. Forse, nemmeno Fratelli d’Italia riuscirà a riportarci tutti i suoi attuali uomini. Forza Italia verrebbe ridotta al lumicino. Non parliamo dei 5Stelle che hanno anche il problema del doppio mandato. E la poca disponibilità a lasciare la seggiola non dipende solo dalle prebende, ma anche a posizioni di potere effettivo, di incarichi, di
sostentamento dei gruppi.

Se a primavera 2022 si vota il nuovo presidente della Repubblica,
ancora prima si rinnovano qualche centinaio, 500 circa, cariche e mandati in enti e azienda partecipate varie. Tutti passaggi che sono conseguenti alla composizione del parlamento. E se quello prossimo sarà ben diverso, comunque vada, meglio sistemarsi prima. Poi si vedrà.

Berlusconi, lanciato nel vuoto cosmico da Salvini per fare il Presidente della Repubblica, oggi potrebbe anche pensare di avere qualche carta. Non credo
praticabile, ma sufficiente a sostenere un’illusione. Domani a Parlamento ristrutturato con un terremoto, nemmeno l’illusione. Il PD, che pare alla fine restare sempre in piedi, ha bisogno di consolidare posizioni di sottopotere che sono l’elemento essenziale per mantenere un seppur ridimensionato apparato. Per cui di votare, per ora, non se ne parla. Almeno a fine giugno. Poi inizia il semestre nel quale il Presidente a fine mandato non potrà sciogliere le Camere. E siamo a fine anno 2021.

Indi, la partita per il nuovo Presidente con questo Parlamento. Nessuno tra Commissione Europea, poteri forti (i soldi che comandano), apparato pubblico, e soliti noti si sogna di dare a Matteo Salvini il vantaggio di condizionare con un nuovo parlamento, la scelta del Presidente della Repubblica. Carica istituzionale che ha sempre garantito bene o male tutti quanti. Salvo qualche rara eccezione del passato, anche la gente vede quella carica istituzionale come una barriera alla attuale puzzolente politica del giorno dopo giorno. Sullo sfondo di tutto quanto, e non è poca cosa,
i soldi europei da spendere che segnano la storia del ”paese” per i prossimi decenni.

E tutto questo secondo voi poteva essere lasciato in mano all’avvocato Giuseppi, a Gigino e ai suoi fratelli? Seconde file scelte quando nessun altro voleva andare a fare quel mestiere perché quelli buoni non hanno avuto il coraggio, la forza e la testa per metterci la faccia.
Senza nulla togliere alle buone volontà, e qualche risultato che va riconosciuto in un momento di emergenza. Anche se, forse, più connesso con lo spirito di abnegazione di tanti ignoti che dietro le quinte poi fanno il lavoro vero compreso quello sporco.


Se in questo ragionamento dovessimo analizzare con attenzione i tempi, il ritmo della musica politica, scopriremmo che Matteo Renzi, grande sceneggiatore dell’opera il cui regista non è dichiarato ma a tutti ben noto, ha colto l’attimo. Prima avrebbe rischiato di cadere sulle elezioni anticipate. Dopo non ci sarebbe stato il tempo per i rapporti con
Bruxelles. Quel Matteo Renzi, a me non certo simpatico come tutti i rodomonte, spavaldi arrampicatori che ballano sul proscenio della politica italica, del PD è rimasto il vero segretario politico. In fin dei conti ha fatto un partito con una costola del PD essendo lui e i suoi, eletti con i voti del PD. Ha sempre fatto le battaglie che avrebbe dovuto fare il PD se non fosse stato imbrigliato in una alleanza anomala con Beppe Grillo.

Renzi, muovendosi nel piccolo di un gruppo di ristretti sodali, non ha certo da gestire tutte le dinamiche interne di un partito storicamente secolare, verticistico e ideologico. Partito per di più di sinistra che ha nel suo DNA la caratteristica di dover spaccare sempre il capello in 4.

E poco importa se, a forza di spaccare, si disintegra tutto. Contrapporsi sempre e comunque. Se no, che comunista sei.
Non si poteva certo mandare a casa il Bepi nazionale così, senza offrirgli un’uscita onorevole. Allora la sceneggiatura ha superato se stessa. L’occasione propizia viene giusto giusto dalla pervicacia, l’ossessione, dei 5 Stelle sulla giustizia. Al fine di voler piantare una
bandierina da sventolare sugli ignari cittadini, a testa bassa, il guardasigilli, chissà perché poi lo definiscono così, vuole fermare i termini di prescrizione. Inutile fare qui l’elenco di chi ci perderebbe qualcosa tra quelli dentro al palazzo. Elemento non trascurabile.

Fatta saltare la relazione sulla giustizia si lascia balenare che forse un nuovo governo è possibile. Arrivano i nostri con un battaglione di volenterosi, di che s’ha ancora da capire, che viene fatto
inciampare ad ogni curva nemmeno tanto stretta. Veti incrociati si sprecano. I 5 stelle mai più con Renzi. I renziani mai più con Conte. I PD ….. non s’è capito. Ma li dentro è sempre stato difficile capire cosa bolle in pentola, ammesso che adesso la pentola bolla.. E non si può neanche mandare a casa Giuseppi con un ciaone alla Letta cioè un voto di sfiducia. Diventerebbe la vittima sacrificale che, con poco meno del 20% di gradimento nel paese, potrebbe fare un suo partitino e prendersi la parte di voti dei 5Stelle a cui sta mirando anche Di Battista. Convitato di pietra il Dibba che nessuno sembra considerare in questo momento.
Ma pesa ben più di quanto lui stesso creda o voglia far credere.

La mossa dell’incarico esplorativo è ben congeniata. A un uomo dei 5Stelle che comunque hanno il maggior peso in Parlamento. Incarico che contemporaneamente lo brucia come possibile incaricato.
Esplorazione, destinata al fallimento per mano non ancora nota, di fatto con tempi lunghi. Tempi peraltro sufficienti a mettere in piedi, dietro le quinte, la riedizione del Monti di fosca memoria. Non so chi sarà Presidente.

Certo, credo, Draghi potrebbe essere il vero centro ideale dell’equilibro da ministro dell’economia (ma si brucia adesso? ndr). Ministero che non solo ha 3 deleghe tra Tesoro, Finanze ed Economia ma è anche l’interfaccia dei paesi europei che ci mettono, di tasca propria, quei 200 miliardi e passa di cui una buona parte vorrebbero indietro. Draghi che, tra la gente, oggi e domani non passa inosservato e gode della fiducia di chi ha soldini messi in banca in attesa di capire bene cosa succede. Ad oggi pare che ci siano ben 150 miliardi d liquidità ferma in banca in Italia. Uomo che garantisce i cosiddetti poteri forti di una sicura guida visto che per anni ha guidato con perizia e caparbietà la Banca Centrale Europea. E non è poco.
Uomo e scelte che in Parlamento potranno ricevere i voti necessari, sempre.

Infatti, un conto è trovare voti a destra per proposte di sinistra e viceversa. Altro trovare voti per proposte a favore della “nazione” che dovrebbe essere la mamma (sic !) di tutti gli italici popoli. Uomo che mai si sognerebbe di mettere in campo riforme come quelle della giustizia pensate per dimostrare che si hanno le palle. Il celodurismo di buona memoria
bossiana era altra cosa. Quelle si che ….. erano tempi … duri !.

Ps: E non dimentichiamo che un governo tecnico o come lo chiameranno, (la fantasia dei mestieranti la politica in quel campo non ha limiti,) soprattutto con il passaggio intermedio dell’elezione del Presidente, in un contesto come quello attuale mai visto e sperimento prima, nel nuovo e ridimensionato Parlamento, può cambiare e non di poco i risultati
elettorali che oggi i sondaggisti possono solo rilevare in tempo reale e al passato. Potremmo vedere partiti che hanno un corpo imponente di sondaggi con risultati elettorali e quini rappresentanza effettiva, da piedi d’argilla.

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