Svizzera, licenziare over60 prossimo alla pensione non è più un tabù

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 Licenziare un ultrasessantenne in Svizzera non è più un tabù. Il 36% delle imprese è pronto ad allontanarlo. Una quota che sale al 47% in Romandia, mentre in Ticino si abbassa al 23%. I dati emergono da un sondaggio condotto per conto della società di consulenza von Rundstedt in collaborazione con il periodico elvetico delle risorse umane HR Today presso 950 rappresentanti aziendali, a livello di responsabili del personale o altri dirigenti. “Licenziare un dipendente ultra 60nne poco prima della pensione non è più un tabù”, affermano gli autori della ricerca.

Per contro “in Ticino il fattore di protezione degli over 60 e la responsabilità sociale verso questo gruppo di lavoratori sono ancora abbastanza elevati”. Stando allo studio invece, contrariamente a un’opinione spesso diffusa, gli ultra 50enni non appaiono svantaggiati in modo particolare quando si procede a tagli occupazionali. L’analisi ha messo anche in luce che nel 2020 e nel 2021 la gran parte di licenziamenti era dovuta a ristrutturazioni (44%) e non a una semplice riduzione dell’organico (14%). Vengono quindi spesso cancellati dei posti, ma nel contempo ne sono creati di nuovi. 

Stando agli autori della ricerca – che non ha però praticamente incluso il ramo della ristorazione – la pandemia di coronavirus ha quindi accelerato la dinamica della trasformazioni digitale, ma non ha portato a una ondata di licenziamenti. Buoni voti vengono dati alle modalità con cui le aziende revocano i singoli contratti di lavoro, mentre grandi differenze vengono rilevate fra le imprese per quanto riguarda la qualità e la professionalità nell’ambito dei licenziamenti collettivi: in generale nella Svizzera tedesca la prassi in materia viene vista in modo più positivo che in Romandia o in Ticino. 

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