Soldi che non arrivano. Conte: “Chiedo scusa, solleciterò”. Ma premier, lo Stato non è lei? Intanto le piazze gridano aiuto

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di Cassandra – Da “lo Stato c’è”, ad “aspettate che sollecito lo Stato”. “Il mondo del lavoro è messo a dura prova – dice Conte il primo maggio -. Tanti vivono con ansia e preoccupazione questa emergenza, fra attività chiuse e prospettive di lavoro a rischio. Molti nella fase più acuta di emergenza, hanno lavorato per assicurarci assistenza, soccorso, sicurezza e beni essenziali”.

Ma il sacrificio di chi è fermo da due mesi e mezzo? Il premier, che è lo Stato, continua: “Oltre 4 milioni tornano a lavoro lunedì grazie ai primi risultati delle misure di contenimento: potranno confidare nell’applicazione di rigidi protocolli di sicurezza, su cui saremo intransigenti”.

Crolla il pil, i prestiti non arrivano, le cassa integrazioni pure… Dal 28 aprile scorso è un continuo flash mob in piazza, da parte dei piccoli commercianti, dei ristoratori, degli artigiani. Lasciati al proprio destino.

“Ci sono stati e ancora continuano alcuni ritardi nelle somme da erogare, come pure complicata si sta rivelando la partita dei finanziamenti. Chiedo scusa a nome del Governo, e vi assicuro che continueremo a pressare perché i pagamenti e i finanziamenti si completino al più presto”, scrive su Facebook il presidente del Consiglio, parlando delle misure contenute nei decreti del governo per far fronte all’emergenza Coronavirus. 

Ma primo ministro, il tempo per fare task force, nominare commissari, lo avete avuto. Quello che azzerare la burocrazia delle procedure, purtroppo no. Come sempre, l’eccesso di Stato, più che questo Stato, la bulimia di norme e di circolari, sono la nostra fine. Siete voi, il problema. Ci scusi.

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