Senza gas russo l’Europa deve tornare a carbone e nucleare

1 Aprile 2022
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Il piano d’emergenza Ue per sostituire i 155 miliardi di metri cubi di gas russo è pronto, ma se Mosca chiude del tutto i rubinetti serviranno “misure estreme”, come l’accensione di centrali a carbone e nucleari. Lo ha spiegato in un’intervista a la Stampa il commissario europeo al mercato interno Thierry Breton. “Entro la fine dell’anno possiamo sostituire 50 miliardi di metri cubi di gas con l’aumento delle forniture di gas naturale liquefatto, anche se ovviamente bisogna incrementare la rigassificazione. Altri 10 miliardi via gasdotto, soprattutto a Sud, dal Nord Africa o dall’Est. Possiamo inoltre ridurre il consumo abbassando termosifoni e climatizzatori e accelerando il risparmio energetico: circa 14 miliardi. E poi spingere il biometano, così come i progetti per l’eolico e il solare: ulteriori 25 miliardi” ha spiegato Breton. Tuttavia i conti non tornano.

“In una situazione estrema avremmo bisogno di misure estreme. Penso alle centrali a carbone: si potrebbe decidere di non chiuderle oppure di riaprirle. Questo ci permetterebbe di sostituire 20 miliardi di metri cubi di gas, di cui 14 dalla sola Germania. Stesso discorso per le centrali nucleari, che garantirebbero l’equivalente di 12,5 miliardi di metri cubi di gas. Ovviamente dovremmo trovare il modo per redistribuire l’energia e aiutare, con spirito di solidarietà, quei Paesi che hanno scelto di essere più dipendenti dal gas e in particolare da quello russo”.

“Molte industrie che usano il gas, come ad esempio le acciaierie, potrebbero usare l’olio combustibile. Permetterebbe di risparmiare 10 miliardi di metri cubi di gas… I Paesi dovrebbero inoltre avviare acquisti e stoccaggi congiunti. In parallelo serve una riflessione per fare in modo che il prezzo dell’elettricità non sia più legato a quello del gas perché oggi assistiamo a un’assurdità”.

Foto di Javier Santos Guzmán

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