Segnali di tempesta sull’Europa. Inflazione, tassi, energia, arriva l’autunno più difficile

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I segnali di una crisi destinata a peggiorare e ad abbattersi sull’Europa si stanno moltiplicando. E un numero sempre maggiore di autorevoli osservatori, pur sperando di essere smentiti, sono convinti che sia necessario prepararsi ad affrontare mesi difficili, durate i quali la guerra in Ucraina proseguira’, l’impennata dei prezzi dell’energia continuera’ a far salire l’inflazione, la Bce dovra’ aumentare i tassi d’interesse e lo spettro della stagflazione si fara’ sempre piu’ minaccioso mettendo a rischio, per mancanza di risorse, le scelte necessarie per combattere i cambiamenti climatici. +

All’indomani di una serie di vertici internazionali importanti ma non risolutivi dei tanti problemi aperti – dal summit Ue a quelli del G7 e della Nato – quello che attende l’Europa nei prossimi mesi e’ uno scenario da ‘tempesta perfetta’ che dovra’ essere gestito, a partire da lunedi’ e fino alla fine dell’anno, dal governo della Repubblica Ceca nella veste di presidente di turno dell’Ue. Praga non sara’ sola al timone dell’Unione, poiche’ agira’ in stretto coordinamento con il Consiglio Europeo e la Commissione. Ma certamente il compito che l’attende nel raccogliere il testimone dalla presidenza di turno Ue dalla Francia e’ carico di sfide e incognite come mai prima. Ed anche il contesto politico europeo in cui il premier ceco Petr Fiala e i suoi ministri dovranno muoversi non e’ dei migliori.

Il presidente francese Emmanuel Macron e’ uscito indebolito dall’ultima tornata elettorale, il cancelliere Olaf Scholz guida una coalizione che limita molto l’efficacia e la tempestivita’ dell’azione del suo governo, specie in sede Ue. E anche in Italia, tornata sotto la lente dei mercati a causa del suo debito nella prospettiva di un aumento dei tassi, il clima politico e’ teso. A tutto cio’ si aggiunge la spaccatura venutasi a creare all’interno del gruppo di Visegrad formato da Repubblica Ceca, Slovacchia, Polonia e Ungheria.

Un’alleanza coesa nel dire no ai migranti provenienti dal Sud andata in frantumi gia’ prima dell’invasione russa dell’Ucraina a causa delle derive illiberali dei governi di Varsavia e Budapest. Praga punta a mettere al centro della sua presidenza gli aiuti all’Ucraina, la crisi dei rifugiati, la ricostruzione del Paese e la sicurezza energetica europea. Ma rischia di perdere di vista le nuvole nere che si stanno addensando sull’orizzonte dell’economia anche a causa dei segnali provenienti dai cosiddetti Paesi frugali (Germania, Austria, Olanda, Finlandia). Tutti molto propensi, con buona pace della riforma del Patto di stabilita’, a ripristinare politiche di bilancio all’insegna dell’austerita’ proprio mentre tanti esperti evidenziano l’esigenza di mettere in campo nuove risorse, oltre a quelle del Next Generation Eu, per dare i necessari sostegni alle famiglie colpite dal caro prezzi, finanziare la transizione energetica e rafforzare gli apparati difensivi. Nella speranza che in autunno non ci si trovi davanti a una nuova ondata pandemica e con il rischio che, in assenza di adeguati interventi, l’espansione di populismi e sovranismi riceva una nuova spinta propulsiva.

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