Sciopero 40mila lavoratori Amazon il 22 marzo. Sindacati: algoritmo non può valere più dei diritti

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 “Sono lavoratori indispensabili, ma non vengono trattati come tale. E’ una questione di rispetto del lavoro, di dignita’ dei lavoratori e delle lavoratrici, di sicurezza per loro e per voi”. In una ‘lettera appello’ ai cittadini Filt Cgil, Fit Cisl e e Uiltrasporti spiegano le ragioni del primo sciopero nazionale dei 40.000 lavoratori di Amazon, proclamato per lunedi’ 22 marzo. I sindacati chiedono “attenzione e solidarieta’” perche’ questo servizio “continui a essere svolto nel migliore dei modi possibili”. “I drivers che consegnano materialmente la merce – spiegano i sindacati nell’appello – arrivano a fare anche 44 ore di lavoro settimanale e molto spesso per l’intero mese, inseguendo le indicazioni di un algoritmo che non conosce ne’ le norme di regolazione dei tempi di vita e di lavoro ne’ tantomeno quelli del traffico delle nostre citta’. Si toccano punte di 180/200 pacchi consegnati al giorno. Dentro i magazzini si lavora 8 ore e mezzo con una pausa pranzo di mezz’ora. Ma nessuna verifica dei turni di lavoro, nemmeno nei magazzini di smistamento. Nessuna contrattazione, nessun confronto con le organizzazioni di rappresentanza sui ritmi di lavoro imposti e per il riconoscimento dei diritti sindacali. Nessuna clausola sociale ne’ continuita’ occupazionale, per i drivers, in caso di cambio fornitore. Nessuna indennita’ contrattata per Covid-19, in costanza di pandemia”.

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