Sanitari contagiati, il doppio della Cina. “Quei tamponi evitati per non fare a meno dei medici in corsia”

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di Benedetta Baiocchi – Sapete quanti sono ufficialmente gli operatori sanitari che sono rimasti contagiati dal Covid 19? La cifra è spettrale: 4.824. Il doppio rispetto ai colleghi cinesi.

I dati sono stati censiti dall’Istituto superiore di sanità. «Un mese dopo il caso 1 di Codogno – afferma Nino Cartabellotta, presidente della Fondazione GIMBE – i numeri dimostrano che abbiamo pagato molto caro il prezzo dell’impreparazione organizzativa e gestionale all’emergenza: dall’assenza di raccomandazioni nazionali a protocolli locali assenti o improvvisati; dalle difficoltà di approvvigionamento dei dispositivi di protezione individuale (DPI), alla mancata esecuzione sistematica dei tamponi agli operatori sanitari; dalla mancata formazione dei professionisti sanitari all’informazione alla popolazione».

Dichiarazioni rilasciate al Sole24Ore, e che riportano il focus del dibattito su ciò che non è stato fatto. A cominciare dal “Piano nazionale di preparazione e risposta ad una pandemia influenzale” che già era sul tavolo del ministero della Salute, ricorda la Fondazione Gimbe, dal 2003 dopo l’aviaria e aggiornato nel 2006. «È inspiegabile – continua il Presidente – che tale piano non sia stato ripreso e aggiornato dopo la dichiarazione dello stato di emergenza nazionale, lo scorso 31 gennaio».

Ma l’affondo vero sta in queste righe, quando Cartabellotta non indugia nel denunciare che i tamponi non sarebbero stati effettuati per evitare di scoprire operatori positivi, da mettere in quarantena, e quindi da isolare…. «Inoltre la mancanza di policy regionali univoche sull’esecuzione dei tamponi agli operatori sanitari, conseguente anche al timore di indebolire gli organici si è trasformata in un boomerang letale. Infatti, gli operatori sanitari infetti sono stati purtroppo i grandi e inconsapevoli protagonisti della diffusione del contagio in ospedali, residenze assistenziali e domicilio di pazienti».

La proposta, anche se non risolve il presente, guarda avanti per evitare il peggio. E la proposta, che ha solidi fondamenti scientifici, è di dare priorità ai tamponi a tutti gli operatori sanitari. E per tutti si intende sia chi è in reparto chi in casa di riposo di in studio come medico di famiglia.

Ma la Fondazione Gimbe va ancora più in là e mette sotto accusa quanto l’Organizzazione mondiale della sanità aveva raccomandato, perché le raccomandazioni si basano sul presupposto che le scorte mondiali di DPI possono anche non servire. Il che legittima a questo punto tarare al ribasso l’uso di DPI. Come è avvenuto. La mascherina non serve!

Photo by Allie Smith

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