Quota 102 discrimina. Governo e Lega varano riforma per 10mila uscite. Puniti i lavoratori con carriere discontinue (non per colpa loro)

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di Cassandra – Era già tutto chiaro, più che ai politici, ai lavoratori, che quota 102 o 104 non avrebbe portato equità e giustizia sociale. Infatti la platea interessata sarebbe di appena diecimila lavoratori. La Cgil ha fornito numeri chiari. Anzi, interesserebbe chi era già sulla scia di quota 100. In più sono tagliati fuori i lavoratori che non hanno potuto maturare, che non hanno avuto la fortuna (e imprenditori onesti dietro le loro spalle) per avere i contributi necessari.

” Sarebbero – si legge- 8.524 le persone coinvolte nel 2022 e 1.924 nel 2023, visto che molti dei soggetti che potrebbero perfezionare ‘Quota 102’ nel 2022 e ‘Quota 104′ nel 2023 hanno gia’ il maturato il requisito di ‘Quota 100’ al 31 dicembre 2021″.

Perché il governo, e la Lega che si è detta disponibile ad appoggiare quota 102, tirano diritto?

Insomma, una sola. “Nel 2022 – spiega all’Ansa il responsabile previdenza del sindacato, Enzo Cigna – potrebbero accedere a ‘Quota 102′ solo le persone con almeno 64 anni di eta’, ossia chi e’ nato dal 1956 al 1958 (chi e’ nato nel 1955 va con la pensione di vecchiaia perche’ compie 67 anni, ndr) e con 38 anni di contributi. Non sono coinvolti quelli che hanno 39 anni di contributi perche’ sarebbero usciti gia’ entro il 2021 con 62 anni di eta’ e 38 di contributi ne’ quelli che ne hanno solo 37 perche’ non raggiungono la soglia necessaria di contributi prevista dalla Quota 102 che dura un solo anno. Nel 2023 potrebbero utilizzare ‘Quota 104′ esclusivamente le persone che avranno 66 anni di eta’, cioe’ nate nel solo 1957 e con 38 anni di contributi, e che non avevano maturato tale requisito nel 2021 cosi’ da poter usufruire di ‘Quota 100′. Vengono ancora esclusi i lavoratori del 1960, anche con 41 anni di contributi che non avevano 62 anni nel 2021 per usufruire di Quota 100 e non ne avranno 64 l’anno prossimo. In pratica i boomers del 1960 rischiano di fare la rincorsa che dovettero fare le donne del 1953, beffate dalla riforma Fornero con sei anni di lavoro in piu’ per la pensione di vecchiaia rispetto a quelle del 1951. La proposta di ‘Quota 102 e 104′, se venisse confermata dal Governo, afferma il segretario confederale Roberto Ghiselli – costituirebbe una misura inutile, che non darebbe alcuna risposta. Il punto principale non e’ come rendere piu’ graduale l’uscita da ‘Quota 100′, ma come riformare complessivamente il sistema. Da tempo abbiamo presentato unitariamente al Governo la nostra Piattaforma che prevede: una flessibilita’ in uscita per tutti dopo 62 anni di eta’ o 41 anni di contributi; interventi che tengano conto della specifica condizione delle donne, dei lavoratori disoccupati, discontinui e precoci, dei lavoratori gravosi o usuranti; l’introduzione di una pensione contributiva di garanzia per i piu’ giovani”.

 Questione che rilancia anche la Cisl. “Questo dibattito astratto va superato. Serve una riforma complessiva che assicuri equità e flessibilità”. È quanto sottolinea oggi il Segretario Generale della Cisl, Luigi Sbarra, in una intervista al Corriere della Sera. “Le pensioni  sono salario differito e non possono essere considerate un dettaglio nell’impianto della contabilità dello Stato. Questo spesso lo si dimentica. Non sono nè un lusso, nè una regalia ma strumento principale del nostro stato sociale, un diritto fondamentale della persona dopo anni di attività lavorativa. Dobbiamo dare stabilità al sistema puntando sulla flessibilità, lasciando alle persone la scelta di quando andare in pensione dopo i 62 anni o con 41 anni di contributi, a prescindere dall’età, ben sapendo che non tutti i lavori sono uguali e che, dunque, non possono esserlo neanche le regole pensionistiche. Quanto alle risorse quelle programmate sono insufficienti.

È giunto il momento di reinvestire parte dei risparmi accumulati dalla legge Fornero e quelle non utilizzate per Quota 100 in coerenza con i contenuti della nostra piattaforma », aggiunge Sbarra che su quota 100 precisa: «Noi non eravamo certo tra gli accaniti sostenitori di Quota 100, che ha penalizzato soprattutto le donne, i lavoratori privati con carriere discontinue, quelli delle piccole imprese ed il mezzogiorno. E’ stata comunque una piccola finestra di flessibilità”. Sulla legge di bilancio il leader Cisl sottolinea : “C’è un dialogo ed un confronto che va colmato subito sulle scelte di una manovra che deve puntare alla crescita, agli investimenti, a ridurre le diseguaglianze. Occorrono certezze di risorse per le assunzioni e le stabilizzazioni nella P.A. e Scuola . Bisogna, poi, garantire i rinnovi dei contratti pubblici. Anche la riduzione del cuneo fiscale deve essere il frutto di un accordo con le parti sociali e non una guerra a chi urla di più”. Infine sul patto sociale e le perplessita’ degli industriali, Sbarra si dice ottimista. “Confindustria sa bene che c’è una sola rotta per uscire dalla tempesta e cambiare il Paese: responsabilità, dialogo, partecipazione. Quando le istituzioni coinvolgono le forze economiche e sociali i risultati arrivano. È il momento di una grande alleanza tra istituzioni, lavoro e impresa”, conclude il leader Cisl.

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