Questo è Zugo, il Cantone svizzero che per referendum taglia le tasse a favore di chi ha meno reddito

4 Dicembre 2023
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di Stefania Piazzo – In Italia c’è chi le tasse le paga e chi no. Esistono persino Comuni che non riescono a fare da esattori, non corrono dietro a chi evade. Infine, una tassazione esosa cerca di coprire i buchi di un’Irpef che è la fotografia di un paese spaccato in due. Proprio di recente alla presentazione dell’ultimo Rapporto del Centro studi e ricerche Itinerari previdenziali, Alberto Brambilla, affermava che “Mentre quasi la metà (il 47%) non dichiara redditi, tra i versanti il ​​grosso del carico fiscale grava sulle spalle dei contribuenti che dichiarano redditi da 35mila euro in su”. ”I dati – commentava Stefano Cuzzilla, presidente Cida – parlano chiaro. Siamo ormai in presenza di due forti disuguaglianze: da un lato abbiamo i contribuenti onesti, dall’altro mezzo paese dimenticato, che si pensa di aiutare con i sussidi, invece che con gli investimenti. Non è accettabile che poco più del 13% della popolazione si faccia carico della quasi metà degli italiani che non dichiara redditi e trova benefici in un groviglio di agevolazioni e sostegni, spesso concessi senza verificarne l’effettivo bisogno”.

Ecco, questo è il cuore del centralismo italiano, che non risolve la questione, anzi, prosegue nell’alimentare questa feroce ingiustizia. Poi, invece, leggi notizie come questa sul portale della Tv della Svizzera Italiana. Ovvero, che domenica scorsa il Cantone Zugo nella Svizzera centrale, “consolida ulteriormente il suo posto di numero uno nella classifica dei Cantoni fiscalmente più attraenti”. E come? E’ stranoto che le decisioni che impattano sulla vita dei cittadini passano attraverso importanti referendum. Cosa hanno fatto a Zugo?

Si legge che “Il 72,3% dei e delle votanti ha infatti detto sì a una revisione di legge, che entrerà in vigore nel 2024, che prevede una diminuzione delle imposte e che andrà a vantaggio soprattutto delle persone a basso e medio reddito”.

Fatti i conti, se le tasse sono sufficienti, si possono distribuire diversamente e cambiare anche i criteri di esazione. Quello che non accade invece in Italia col residuo fiscale, il super tesoretto da 110 miliardi e passa che il Nord vanta come credito ma che va a coprire le spese di chi l’Irpef non sa cosa sia. Quel 47% di cui sopra. Poi, occorre mandare in pensione tutti a 70 anni perché la fiscalità non basta a mantenere gli assegni. O si taglia la sanità perché le risorse del fisco sono sempre meno. Eppure la politica non fa nulla per dare la sveglia a quella metà di Paese che vive sulle spalle dell’altra metà. Fin che la barca va. Ce ne ricorderemo alle prossime elezioni? Non credo.

In Svizzera, invece, dove sono tutti un po’ più seri, “La riduzione dell’imposta sulla sostanza prevede un taglio del 15% di tutti i coefficienti. Contempla inoltre il raddoppio della soglia di esenzione fiscale per le persone sole, i coniugati e i partner registrati, nonché per ogni figlio a carico. Globalmente più dell’80% delle persone fisiche vedrà diminuire le proprie imposte, con i redditi medio-bassi in testa”.

Succederà qualcosa? No, perché la finanza del Cantone se lo può permettere, anche se incasserà 70 milioni di franchi in meno l’anno.

“Nel capoluogo di questo Cantone, nel 2023 una persona celibe senza figli con un reddito netto annuo di 100’000 franchi (103’000 euro) ha dovuto pagare complessivamente 5’906 franchi di imposte, inclusa un’imposta federale diretta di 1’819 franchi, identica in tutto il Paese”. In Italia lavori fino a giugno per pagare le tasse. O no?

Questo è il federalismo. Quello che non è federalismo è far pagare chi lavora per chi non paga le tasse. Questa è l’Italia. Molto ma molto patriotica.

credit foto peter-wormstetter-lx7nrcq0FQ4-unsplash

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