di Stefania Piazzo – Il giornalismo e i partiti sono molto concentrati soprattutto alla vigilia del voto, a rincorrere qualsiasi spunto per trasformare in caciara da stadio il confronto tra gli antagonisti. Un gioco di ruolo vecchio come il cucco che alterna il sasso nello stagno per poi “dialogare”. Nel mezzo c’è la vita reale, raccontata molto bene nella ricerca «Regioni italiane verso regioni europee: i fattori della mancata convergenza» di Paolo Maranzano e Roberto Romano.
Queste pagine spiegano l’effetto della politica, dell’economia, della mancanza di visione e di visionari veri. Il Pil pro capite dal 1995 al 2023 è in caduta libera, lo è dal Nord al Sud, rispetto all’Europa. Altre regioni galoppano, crescono, noi abbiamo i salari che si rattrappiscono.
“In particolare – si legge – dopo il 2001, le regioni italiane sembrano aver perso terreno, comprese quelle più industrializzate. La mappa, realizzata da Withub sulla base dei dati contenuti nella ricerca chiarisce l’effetto economico e sociale più evidente si vede nella contrazione dei salari nazionali rispetto alla media europea”.
Eccola la mappa.

Riportiamo dalla ricerca la classifica.
“La Lombardia passa dal 17esimo posto del 1995 al 42esimo nel 2023 (41.126 euro); il Piemonte passa dal 43esimo posto del 1995 (28.917 euro) al 97esimo posto del 2023 (31.873 euro); la Campania passa dal 138esimo posto del 1995 (17.400 euro) al 160esimo del 2023 (19.998); il Veneto passa dal 37esimo posto del 1995 (30.055 euro) al 82esimo del 2023 (34.220); la Sicilia passa dal 142esimo posto del 1995 (17.047 euro) al 161esimo del 2023 (19.600 euro). La Toscana passa dal 52esimo posto (27.635) al 95esimo del 2023 (32.040); il Lazio passa dal 27esimo (32.669) al 79esimo del 2023 (34.807)”.
Di seguito la classifica delle regioni italiane rispetto a quelle europee in base alla spesa in ricerca e sviluppo in percentuale sul Pil: la variazione dal 2003 al 2021.
Anche qui, c’è poco da dire.

Ulteriore conferma…

Negli investimenti, brilla al Nord solo il Piemonte. Guardate dove è finita la Lombardia. Qui sotto la tabella parziale, per quella completa si allega pdf.

C0nclude la ricerca: “Le evidenze mostrate in questo articolo registrano che tutte le regioni italiane, e quindi l’Italia nel suo complesso, si sono progressivamente allontanate da quelle che potremmo definire le regioni europee più resilienti e robuste in termini di indicatori sociali ed economici. Allo stesso tempo, l’Italia è “un paese nettamente diviso in due, un quadro che ha pochissime somiglianze con le disparità territoriali presenti in altri paesi avanzati. In termini di disuguaglianza territoriale del PIL pro capite, l’Italia presenta un livello di disuguaglianza quasi doppio rispetto a quello di paesi simili come Germania, Giappone, Spagna e Regno Unito” (Coppola et al., 2024b), e questi divari territoriali sono rimasti stabili nel tempo dal 1970”. Eccetera eccetera…
Poi però siamo pieni di ville parchi e giardini chiusi da alte recinzioni nel cuore della Padania, che vota chi promette meno tasse, spedisce i figli a studiare all’estero, investe altrove e impreca contro lo Stato o Roma, a seconda del tempo.