Obolo San Pietro giù del 18%

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La pandemia ha fatto calare la raccolta dell’Obolo di San Pietro del 18% nel 2020. Lo rende noto il prefetto della Segreteria vaticana per l’Economia in una intervista a Vatican News alla vigilia della giornata della colletta, il 29 giugno, festa dei santi Pietro e Paolo. “Abbiamo già notato una diminuzione della raccolta negli ultimi anni. Tra il 2015 e il 2019 la raccolta è diminuita del 23%”, afferma padre Juan Antonio Guerrero. “Oltre a questa diminuzione, nel 2020, il primo anno di Covid, le entrate dell’Obolo sono state inferiori del 18%. E’ probabile che la crisi legata alla pandemia si faccia sentire ancora quest’anno. Alcune donazioni ricevute hanno una precisa destinazione finale, altre sono offerte per il Santo Padre in generale. Nel 2019 la raccolta dell’Obolo è stata di 53,86 milioni di euro, così ripartiti: 43 milioni nel fondo generale dell’Obolo e 10,8 milioni con destinazioni particolari per situazioni di bisogno nella Chiesa e nel mondo. Nel 2020 la raccolta è stata di 44,1 milioni di euro così ripartiti: 30,3 milioni per l’Obolo generale e 13,8 milioni per destinazioni particolari”.

Nel 2021, inoltre, “da quando è sotto la supervisione e il controllo della Segreteria per l’Economia, fino ad oggi l’Obolo ha ricevuto 21 milioni di euro in donazioni (qualcosa potrebbe ancora esserci dell’anno scorso che è arrivato in ritardo)”. Il direttore editoriale vaticano, Andrea Tornielli, sottolinea che sono state scritte molte cifre, si è parlato di circa 800 milioni di euro. Può dirci quanti soldi ha effettivamente il fondo dell’Obolo? “Parlare di 800 milioni di euro… mi sembra fantasia!”, risponde il gesuita psagnolo. “Nei conti che ho visto io, il patrimonio netto di tutti i fondi della Segreteria di Stato negli ultimi dieci anni è sempre stato ben al di sotto di quest’importo. Il fondo Obolo nel 2015 era di 319 milioni di euro. Negli ultimi anni ha speso in media 19 milioni di euro in più di quanto ha incassato. Il fondo Obolo aveva, al 31 dicembre 2020, circa 205 milioni di euro, parte di questi in investimenti poco ‘liquidi’, compreso il famoso palazzo di Londra. Il fondo Obolo è stato decapitalizzato negli ultimi anni a causa delle spese dei dicasteri della Curia, che hanno avuto bisogno di più di quanto veniva raccolto. È ovvio che non può più essere così”.

Le donazioni dell’Obolo fino all’anno scorso erano raccolte, gestite e amministrate dalla Segreteria di Stato. Nel dicembre 2020 è stato pubblicato un Motu proprio con il quale i fondi sono stati trasferiti all’Apsa. Dopo lo scandalo della compravendita-truffa di un immobile al centro di Londra, a Sloane Avenue, con fondi gestiti autonomamente, all’epoca dalla Segreteria di Stato, il papa ha cambiato la gestione finanziaria interna al Vaticano, in particolare per quanto riguarda l’Obolo di San Pietro, che rientrava nella disponibilità della Segreteria di Stato. “Per quanto riguarda la raccolta”, spiega padre Guerrero, “una gran parte di essa avviene nelle chiese durante la colletta della festa di San Pietro, il 29 giugno. L’anno scorso in molti Paesi, a causa della chiusura delle chiese per la pandemia, la raccolta è stata spostata al 4 ottobre, festa di San Francesco.

Quest’anno avverrà di nuovo il giorno di San Pietro. Le singole chiese inviano la colletta alle diocesi, e le diocesi la inviano alle nunziature, che a loro volta la inviano a Roma. Molti fedeli donano direttamente attraverso la pagina web o con un trasferimento diretto sui conti dello Ior. Quanto al Motu proprio dello scorso dicembre, esso corrisponde alla necessità di garantire la massima trasparenza, nella distinzione delle funzioni nell’unità della missione”. 

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