Nord, allarme siccità. E le assicurazioni non tutelano più dal rischio

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di Gigi Cabrino – Gli agricoltori lanciano l’allarme per una siccità senza precedenti; l’abbassamento dei livelli del Po e dei laghi del Nord ha spinto le organizzazioni di categoria agricole a chiedere lo stato di calamità.
Confagricoltura sta raccogliendo le segnalazioni: Piemonte, Lombardia, Emilia Romagna, ma anche Valle d’Aosta e Provincia autonoma di Trento sono fortemente preoccupate per la drammatica situazione che si sta verificando. Persino le compagnie assicurative non contemplano più il rischio siccità tra i servizi riconosciuti.


L’organizzazione fa sapere che In Piemonte per orzo e grano si parla di una riduzione della produzione del 30%. Le semine del mais si sono ridotte a favore di colture meno esigenti dal punto di vista idrico, quali sorgo e girasole. A rischio anche la coltivazione del pomodoro da industria. Soffrono pure la vite e il nocciolo. I pascoli sono allo stremo.
Per rendere l’idea della situazione basta osservare alcuni dati: in Piemonte per orzo e grano si parla di una riduzione della produzione del 30%. Le semine del mais si sono ridotte a favore di colture meno esigenti dal punto di vista idrico, quali sorgo e girasole. A rischio anche la coltivazione del pomodoro da industria. Soffrono pure la vite e il nocciolo. I pascoli sono allo stremo.


In Lombardia, in provincia di Pavia, si sta trinciando il mais, con raccolti del 70 % in meno rispetto a quanto si raccoglierebbe ad agosto, pur di non compromettere del tutto la produzione che rischia di non essere più recuperabile.  
Il balzo dei costi di irrigazione colpisce il comparto frutta. In Emilia Romagna dare acqua ai frutteti costerà in media 430 euro a ettaro soltanto di energia elettrica. Nel 2020 la stessa voce di spesa si attestava a 92 euro, Confagricoltura osserva ancora che se si osservano i fabbisogni idrici previsti per portare a termine la campagna frutticola nella stessa regione.

Per albicocche, ciliegie, pesche e susine bisogna erogare ancora il 70% dei volumi d’acqua richiesti; per pere e mele l’88%, e si è appena all’inizio della stagione, con il livello del Po al minimo storico, quindi senza scorte.


Gli agricoltori chiedono interventi urgenti di sostegno al comparto agricolo, che si tradurrebbero in benefici a caduta sui consumatori finali, ma soprattutto si chiede lo sblocco degli iter burocratici per le opere infrastrutturali programmate da tempo per la realizzazione di invasi per lo “stoccaggio” delle risorse idriche; questi progetti, ricorda Confagricoltura, sono già finanziati e in avanzato iter procedurale, capaci di aumentare la resilienza dei territori e far fronte a una situazione climatica che non si prevede migliore nei prossimi anni.

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