NON SOLO COVID – A Wuhan la truffa del rame spacciato in borsa per 83 tonnellate di riserve d’oro?

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di Luigi Basso – Uno dei modi di dire più diffusi in Liguria a proposito di patacche è quello di paragonare un gioiello all’oro di Nissa che non vale una “stissa”, cioè niente.
Ora, si dà il caso che Zerohedge abbia rilanciato una notizia che, se confermata, farebbe vacillare il già traballante sistema finanziario globale.
In sintesi, la società, quotata anche al Nasdaq, Wuhan Kingold Jewelry Inc., avrebbe messo come forma di garanzia di 16 miliardi di yuan, nelle casse dei creditori, 83 tonnellate di oro, equivalenti al 22% della produzione annuale di oro della Cina e al 4,2% della riserva d’oro statale a partire dal 2019 . All’inizio di giugno, alcuni trust hanno intentato causa contro Kingold. Ebbene, si sarebbe scoperto che le 83 tonnellate, o parte di esse, sarebbero rame o altro metallo, ma non di oro.


L’atroce sospetto è che la società di Wuhan, Wuhan Kingold Jewelry Inc. , sia una delle tante società che praticherebbero questa che, se fosse vera, sarebbe una truffa clamorosa.


L’effetto domino è evidente: i creditori che pensavano di avere tonnellate di oro nei loro forzieri a garanzia dei loro asset si ritrovano con una patacca in mano.

Non solo: secondo un’indagine, oltre una dozzina di istituti finanziari cinesi, principalmente società fiduciarie hanno prestato 20 miliardi di yuan ($ 2,8 miliardi) negli ultimi cinque anni a Wuhan Kingold Jewelry, ottenendo oro puro come garanzia e polizze assicurative per coprire eventuali perdite.
La finanza mondiale ha bisogno di nuove regole e controlli, non c’è dubbio.

Photo by KOBU Agency 

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