Non è il Covid ma è il virus statale che fa chiudere. Paga i suoi debiti dopo 150 giorni

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di Benedetta Baiocchi – Lo ha ribadito di recente Assimpredil Ance: i pagamenti della pubblica amministrazion e arrivano almeno dopo 150 giorni.

E più che farsi pagare le fatture – si legge- diventa complicato anche arrivare ad emettere le fatture. Bypassando le disposizione europee prevedendo passaggi burocratici in più.

Non servono le sentenze della Corte di giustizia europea. Lo Stato tira dritto per la sua strada. I 30 giorni fissati dall’Europa a Roma non contano. Idem la sentenza del 28 gennaio scorso della Corte.

Su il Sole 24 Ore, l’Ance fa sapere che “non è solo un problema di maglie nere più volte denunciate dall’associazione nazionale dei costruttori: esempi come l’azienda di gestione degli acquedotti regionali calabresi Sorical, che paga comodamente a dodici mesi (ci sono fatture non pagate dell’estate 2019, denuncia Ance) o il Comune di Reggio Calabria che addirittura arriva a pagare in quindici mesi (anche qui fatture ferme ad aprile 2019). Qui il problema è generalizzato e tocca anche le punte avanzate del Paese (o che tali dovrebbero essere). Prendiamo Rfi, la società delle Fs che gestisce la rete ferroviaria. Dai documenti contrattuali («Condizioni ge= nerali di contratto») che la società utilizza per gli appalti si deduce che il termine imposto agli appaltatori prevede un pagamento non prima di 150 giorni dall’esecuzione del lavoro. Questo grazie all’introduzione di alcuni atti intermedi e momenti aggiuntivi fra la fine del lavoro e il pagamento che la direttiva Ue non prevede. Si allunga la catena burocratica, tecnica, amministrativa per ottenere íl pagamento. Questo, sia chiaro, succede in tutta Italia, amministrazioni grandi e piccole”.

Il problema è lo Stato. Non è il Covid.

Photo by Nadya Fes

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