Nessuno vuole più fare l’autista a Milano, Brescia e Verona. Perché non la chiamano questione settentrionale? 1000 euro di premio ai dipendenti se trovano un collega a Cremona, Monza, Pavia…

22 Novembre 2023
Lettura 2 min

di Stefania Piazzo – Un rapporto che la politica evidentemente snobba perché fa emergere ancora di più una questione come quella settentrionale, è il dossier pubblicato di recente dall’Iru, l’Unione internazionale trasporti su strada.

Il dato che spicca è che vivere da conducente di mezzi pubblici nelle città del Nord è proibitivo. Il Corriere della Sera ha dedicato un servizio sulla questione in un taglio molto basso (peccato perché meritava una posizione di maggiore evidenza), a firma di Diana Cavalcoli. Un’inchiesta ben fatta, che batte le strade dei principali capoluoghi padani, stretti dalla morsa dell’inflazione, del costo della vita, degli affitti e di retribuzioni che non reggono il peso del “male di vivere” laddove non basta lavorare per sopravvivere.

Il rapporto citato spiega che “A Milano Atm conta 4 mila conducenti di superficie ma fatica a coprire le 300 posizioni aperte nel 2023 per autisti. Una situazione che ha spinto l’azienda del trasporto pubblico milanese a offrire di più ai neoassunti: sostenere il costo di 2500 euro per le abilitazioni professionali fondamentali per guidare un mezzo pubblico. Quindi patente D e Carta di Qualificazione del Conducente (CQC). L’azienda offre anche un contributo per l’affitto per i neoassunti che si trasferiscono in città – scrive il Corriere – Secondo la Filt-Cgil sarebbero però troppo pochi i 1400 euro offerti come salario di ingresso (che può crescere in caso di straordinari e attività accessorie)”.

Qualunque lavoratore al Nord può ritrovarsi in questo quadro di coperta sempre più corta.

Da Milano a Brescia il passo è breve e si legge delle difficoltà del “gruppo «Arriva», che gestisce il trasporto pubblico extraurbano ha affrontato poche settimane fa lo sciopero della Confederazione Cobas per l’intera giornata con una adesione vicina al 60%. Dice al Corriere Brescia Nicola Caletti, sindacalista dei Cobas Trasporti: «Mancano 40 autisti per coprire adeguatamente i turni, perché siamo in 300 a coprire tutta la provincia, quando invece ne servirebbero almeno 340. Questo comporta un lavoro sempre più pesante in termini di ore straordinarie e rinunciare a ferie e permessi, negati dall’azienda“.

Da non credere è quando si apprende che “La società di trasporto pubblico Autoguidovie, che opera nelle zone di Pavia, Cremona, Monza, nel Milanese e in Emilia-Romagna, ha lanciato la campagna “Chi trova un collega, trova una sorpresa”. Sul piatto 1.000 euro all’anno di credito in welfare al dipendente che trova una persona da assumere. Nella locandina si legge: «Se supera il periodo di prova riceverai un credito welfare di mille euro»”.

Il ministro dei Trasporti come pensa di risolvere questo pesante scarto di retribuzioni e il sempre più ampio guado tra domanda e offerta, che rende il Nord una terra più per ricchi che per ceto medio?

Verona non è da meno. Spiega ancora l’inchiesta che il mese scorso non sono state garantite 200 corse da da Atv, e Fnm Milano, che gestiscono la società locale. La paga? Sono 14 mensilità di 1350 euro. Che, ovviamente, non bastano per fermare l’emorragia. Finché non si vorrà dare al fenomeno il suo nome proprio. Questione settentrionale, appunto.

credit foto ant-rozetsky-lr9vo8mNvrc-unsplash-

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