Manovra, Amazon tax. Poi taglio Iva su pane, pasta, latte e pannolini. In pensione chi non è mai rimasto disoccupato. Donne, è arrivato l’arrotino

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di Stefania Piazzo – La coperta resta corta, con un BBB di Fitch il nostro rating non può permettersi slanci assistenziali. E così il governo tenta la strada dei maggiori vincoli al reddito di cittadinanza, la rottamazione delle cartelle sotto i 1000 euro perché allo Stato costa di più l’apparato che riscuote che non l’incasso effettivo (e chissà chi paga e chi no, e dove), l’Amazon Tax ventilata per tassare chi movimenta merce e inquina, pensando poi al taglio dell’Iva peer i beni di prima necessità come pane, latte, pasta, pannolini, beni per la prima infanzia e via discorrendo.

Di sicuro è un segnale, quello del taglio dell’Iva al 5%, ma il paese resta in ogni caso spaccato in due. Diviso tra chi spende 1000 euro di affitto per 40 metri quadri al Nord e chi invece un terzo al Sud. Tra chi si deve per forza geografica scaldare di più e chi di meno, tra chi paga 2 euro il biglietto della metro a Milano e per entrare in città deve cambiare l’auto e chi no.

Taglieranno anche il cuneo fiscale di tre punti, porteranno anche a quota 103 le pensioni, ma chi ha 41 anni di contributi con l’aria che tira? Chi ha avuto la fortuna di avere continuità contributiva con la crisi che ha falcidiato centinaia di migliaia di posti di lavoro? O quali donne non hanno avuto l’obbligo di lavorare in nero e di avere 35 anni di contributi quando è noto che i primi soggetti a saltare nella catena del lavoro sono loro?

Si tratta in ogni caso di misure emergenziali, utili ma non risolutive di un sistema economico che ci mette una pezza. Il vero cambio d’abito è un altro tipo di Stato. Un altro welfare, un’altra gestione previdenziale delle risorse. La proposta del presidente Inps, Tridico, di poter lasciare il lavoro almeno con 20 anni di contributi e penalizzazioni a 62-63 anni senza dover arrivare a 67 anni di età, non è stata presa in considerazione. Come se tutti lavorassimo ininterrottamente senza aver mai avuto la sfortuna di avere datori di lavoro che non pagano, che non mettono in regola, che massimizzano il profitto, mentre noi dobbiamo continuare a minimizzare le perdite. Le nostre. Ci faremo un panino al 5% d’Iva come premio di consolazione. Mentre i pannolini ci costeranno meno cari. Donne, è arrivato l’arrotino.

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