L’Ue può aiutare più di Roma per i ristori? Ecco l’altra strada

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di Fulvio Curioni – E’ possibile accedere ad una forma di risarcimento alle imprese, normato dalla comunità europea fino ad un massimale di 3 milioni di euro per impresa, del quale nessuno ci parla. L’imprenditore italiano, specialmente di piccole medie dimensioni ha sostenuto anche in questo anno pandemico così celebrato dai media nel suo primo anniversario, una serie di costi fissi( costi che non variano al volume di affari) uniti a leasing, stipendi da pagare, ammortamenti, affitti , costi di materie prime e di produzione e credo, nella stragrande maggioranza di oneri e interessi passivi bancari su prestiti precedentemente a vario titolo ottenuti. Un bel puzzle di denaro fuoriuscito, spesso drammaticamente, a furia di zone variopinte, mai entrato in cassa.

E i contributi pubblici a fondo perduto? I cosidetti ristori? Che fine hanno fatto? Il ministero economico italiano sa perfettamente che quando chiude l’impresa, chiude l’insieme di mano d’opera, questi beni e servizi che rappresentano l’indotto che non esiste più, e quindi io stato, devo indennizzare questa infelice catena economica di Sant’Antonio. In Italia, da parte della UE sono arrivate solo briciole caritative solo per alcune categorie, tipo i 600 euro di Contiana memoria.

In Germania le imprese hanno ottenuto ad inizio virus, come contributi a fondo perduto 12 miliardi di euro, completato a novembre dello scorso anno , con altri 30 miliardi. L’Austria ha stanziato alle imprese austriache 12 miliardi di euro, si pone a questo punto un dato economico, il pil dell’Austria è circa di 20 punti l’intero pil italiano.

Ebbene la UE, regolamenta questi precisi contributi alle imprese non come aiuti di stato bensì come contributi a fondo perduto fino alla concorrenza di 3 milioni di euro, quindi aiuti utili anche alle imprese italiane, sul 90% dei costi fissi sostenuti nello scorso anno e causa di una perdita del fatturato del 30%.

Almeno il 95% delle nostre piccole e medie imprese avrebbero diritto quindi al 90% di ristoro a fondo perduto sui costi fissi da loro sostenuti lo scorso anno. Ricevendo tali contributi europei, il 99% delle imprese italiane invece di chiudere potrebbe continuare a vivere. La legge di bilancio 2021 all’art 1 nel comma 627, citando la norma europea C 2020 1863 “quadro temporaneo per le misure di aiuti di stato a sostengo dell’economia nell’attuale emergenza del covid 19″ne regolamenta i criteri di erogazione, peccato che l’Italia tramite il suo ministro economico Gualtieri abbia chiesto aiuti per 1 solo miliardo di euro. Per la dimensione del pil italiano rispetto ad altri stati membri e’ ragionevole porre a bilancio questa cifra per indennizzare le imprese? Espongo ora un tecnicismo civilistico che azzoppa ogni possibile aiuto, in quanto il governo italiano attende, per inventariare le imprese aventi diritto a tale contributo a fondo perduto , il deposito del bilancio d’esercizio. Ogni bilancio chiude civilisticamente parlando entro il 30 aprile dell’anno successivo alla sua redazione, quindi, l’attuazione di tale ristoro deve inevitabilmente partire dai mesi di maggio- giugno 2021 ad imprese concretamente chiuse.

Il ministero dell’economia infatti attende i bilanci delle imprese per calcolare la riduzione del fatturato del 2020 a deposito bilanci e quindi si parla a maggio giugno 2021, nonstante ormai sia consolidata la normativa vigente sulla fatturazione elettronica, calcolando in tempo reale, da parte del ministero economico, sia i costi quanto i ricavi rapportati al periodo fiscale atto a conseguire il ristoro.

Occorre allora chiedere al nuovo governo europeista e garantista del corretto funzionamento di finanziamenti europei non a pioggia ma bensì mirati alle vere esigenze economiche italiane, poter riallineare subito senza attendere metà anno , il comma 627 dell’art 1 della legge di bilancio 2021, al fine di non prendere ancora in giro la povera gente, mi sembra una azione dovuta al rispetto ed alla dignità di ogni imprenditore, una iniziativa targata Grande Nord, da non lasciare inevasa.

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