La Svizzera: pausa di riflessione con l’Europa. Si è allargata e le cose sono cambiate…

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Tra la Svizzera e la Ue non c’è stato un addio, ma una pausa di riflessione per cercare nuove forme di intesa “paritaria” con l’Europa. Lo ha dichiarato al Sole 24 Ore il ministro di lingua italiana Ignazio Cassis, alla guida del Dipartimento federale degli affari esteri da novembre 2017, dopo l’annuncio ufficiale a Bruxelles dell’interruzione dell’Accordo istituzionale Svizzera-Ue. Una scelta ”inevitabile”, dice spiegando che ”con l’Accordo la Svizzera ha tentato di fare un passo avanti nelle relazioni con l’Europa, ma sono mancati i presupposti su temi essenziali. Ora si troverà necessariamente una nuova strada. La nostra collocazione in Europa e nei rapporti con l’Ue non è in discussione”. Inoltre, spiega, ”quando nel 1999 abbiamo sottoscritto l’accordo con l’Ue era chiaro che la libera circolazione riguardava i lavoratori, i loro familiari”, ma ora ”l’Europa ha allargato il perimetro, facendolo coincidere con un nuovo concetto di cittadinanza europea. Questa modifica unilaterale non è stata accettata dalla Confederazione”. E questo perché ”un conto è la libera circolazione del lavoro, altro i flussi migratori legati al concetto di cittadinanza”.

 In merito al dumping salariale, Cassis spiega che ”i salari nella Confederazione sono mediamente più alti che altrove” e ”per evitare un dumping interno una legge del 2005 prevede, le faccio un esempio, che l’azienda lombarda in trasferta a Lugano per un appalto debba annunciarsi 8 giorni prima su un portale dedicato e depositare una cauzione per evitare appunto fenomeni distorsivi della concorrenza. Per l’Ue questa procedura è contraria ai Bilaterali, per la Svizzera no. E non c’è un tribunale a cui rivolgersi”. Ora, Cassis dice che ”ci saranno per noi conseguenze finanziarie, ce ne faremo carico. Però non vorremmo che venisse meno la cooperazione sul pilotaggio della rete, che funziona in base a prassi consolidate. Un conto sono gli Accordi sull’accesso al mercato, altro sono quelli sulla cooperazione”. Per l’agricoltura si parla di ”una questione di accesso al mercato”. In ogni caso Cassis ritiene che la Svizzera stia ”andando avanti nella piena condivisione dei principi di trasparenza e di collaborazione delle comunità Ocse e Ue, anche tollerando qualche ‘punturina’ di troppo, come la mancata equivalenza borsistica”. 

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