La crisi del 2008 non è ancora finita

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di Marcus Dardi – Il 15 settembre del 2008 si annuncia pubblicamente il fallimento di una delle più grandi società finanziarie del mondo, la Lehman Brothers. La miccia che la innescò si chiamò crisi dei mutui subprime.

L’immagine , che è da sempre più forte delle parole, è quella degli impiegati dell’azienda che lasciano le loro scrivanie con in mano gli scatoloni contenenti i loro oggetti personali.

La crisi bancaria e finanziaria si respirava già da un anno, ma “le grandi menti del potere” applicavano fedelmente il detto “occhio non vede, cuore non duole”, la regola dello struzzo spesso aiuta la speculazione.

Questa crisi è stata prodotta principalmente dalle banche, dopo circa 20 anni di deregulation e di speculazioni finanziarie euforiche, scoppiò il bubbone di una nuova peste economica.

Nel 2008 siamo nel pieno della globalizzazione e della New Economy, e sono anche gli anni di continue montagne russe in Borsa e di una fortissima disoccupazione in Europa: è dunque RECESSIONE.

Le cause sono da attribuire all’aumento delle diseguaglianze sociali, all’impoverimento brusco e forte del ceto medio con un conseguente calo dei consumi. La ricerca dei profitti si era spostata in modo aggressivo e smisurato nella speculazione finanziaria che non produce alcuna ricchezza in termini di beni e servizi, snobbando con ghigno e arroganza l’economia reale.

Il famigerato PIL dell’area OCSE (Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico) si ridusse ad una media del 2% annuo. Oggi nel 2020 è pure peggio siamo allo 0,5%.

Quindi, per concludere, dal 2008 al 2020 abbiamo vissuto anni di forte instabilità, di crisi occupazionale e di crisi di valori. Tutti effetti della forte recessione economica non ancora sanata.

Photo by lo lo 

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