Italia, la Spa che per ricapitalizzarsi guarda ai nostri conti correnti

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di Luigi Basso – La SpA Italia è in bancarotta da tempo: è sufficiente prendere qualunque graduatoria tra Stati per capirlo.
L’Italia primeggia nelle classifiche negative, dal debito pubblico alla percentuale di analfabeti funzionali, mentre sprofonda spesso agli ultimi posti nelle statistiche positive, dal lavoro al PIL.
In sintesi, è una società che spende più di quanto incassa e alimenta un debito pubblico mostruoso, fornendo per giunta servizi pessimi e costosi.


In più, i vertici ed i quadri intermedi di questa società costano ai soci come se fossero manager e impiegati super efficienti, con rating stellare.
A guardare i loro stipendi dovrebbero essere contesi dal mercato mondiale, ma, chissà perché, rimangono sempre lì e non li vediamo ai vertici di Apple o Amazon.
Misteri.
E i soci come se la passano?
Su 60 milioni di soci, 23,5 sono occupati e su di loro poggiano 16 milioni di pensionati, 8 milioni di under 14, 10 milioni di inattivi, 2,5 milioni di disoccupati.


Va considerato che negli occupati vi sono da 3,5 milioni di dipendenti della stessa società (dipendenti pubblici), il cui stipendio (molto alto, sennò le multinazionali di tutto il mondo se li prenderebbero visti i loro talenti) poggia sui proventi delle tasse degli altri 20 milioni.
Tra questi ultimi, poi, bisogna sapere che vi sono persone che lavorano poche ore a settimana e partite Iva con redditi da fame.


Insomma, a dirla tutta, i soci, tolti i dipendenti iper privilegiati della società stessa, non se la passano benissimo, se non fosse per un dettaglio.
Il loro risparmio, frutto di accumulazione di almeno 3 generazioni.
Questo risparmio è fatto di 200 miliardi di cash circolante, di 1.500 miliardi messo sui conti correnti, di 2.700 miliardi di attività finanziarie varie (titoli, azioni, etc) e di circa 6. 000 miliardi di immobili.

Oggi la società, per non dichiarare il fallimento (e non lo farà di certo), dovrà fare una ricapitalizzazione.
Come?
O arriveranno altri soci nuovi, da fuori (soci europei: si stanno discutendo da mesi i poteri che i nuovi soci vogliono esercitare per mettere il loro grano nel casinò Italia).
Oppure i soci sottoscriveranno (anche forzatamente, per legge) il nuovo capitale, attingendo dai propri conti correnti: sono capienti e a portata di mano, basta un click.
Per la SpA, infatti, sarebbe più difficile arrivare al contante: ci vorrebbero mitra e passamontagna.
Anche le rendite finanziarie non sarebbero molto appetibili, per via delle difficoltà di trasformarle in poco tempo in denaro.
Non abbiamo dubbi sul fatto che i vertici ed i quadri societari preferirebbero la seconda soluzione, perché questa garantirebbe loro di mantenere i propri privilegi di caste: i soci sarebbero tosati per le feste, è vero, ma mugugnerebbero solo un po’ e poi finirebbe lì; al massimo, ma proprio al massimo della ribellione, si accontenterebbero di sostituire i manager più in vista con altri, uguali.
Dipenderà, appunto, dalle pretese dei potenziali nuovi soci.

Quanto ai soci storici, la stragrande maggioranza si merita di subire ogni soluzione, se non altro per aver sempre votato in Assemblea simili manager.
Si chiama parco buoi non a caso….
I soci di minoranza? Chi può, se non lo ha ancora fatto, venda le sue azioni e vada in un’altra società.

Photo by Stoica Ionela 

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