Italia in preallerta per il gas. Si preparano gli stoccaggi

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 L’ipotesi di embargo per l’importazione del gas naturale russo è per ora una dichiarazione di intenti. Se ne sta discutendo a Bruxelles da quando sono emersi gli orrori di Bucha, e il presidente del Consiglio europeo, Charles Michel, ha ammesso mercoledì che “prima o poi” il nodo andrà sciolto. Il giorno dopo il Parlamento europeo ha approvato una risoluzione favorevole allo stop del gas, ma di concreto non c’è ancora nulla. Alcuni Paesi oppongono resistenze, mentre l’Italia è intenzionata a non “porre veti su sanzioni al gas russo”. In ogni caso la situazione generale, anche dopo la richiesta di Mosca di ricevere i pagamenti in rubli, sembra al momento sotto controllo. Tanto che, nell’ambito del Piano di emergenza del sistema italiano del gas naturale, Palazzo Chigi continua ad escludere il passaggio dell’Italia al livello di “allerta”. Resta quindi in vigore il “preallerta” scattato il 26 febbraio, due giorni dopo l’invasione dell’Ucraina, a fronte della guerra che “insiste sul territorio attraverso cui passa gran parte delle forniture di gas naturale” che approda a Tarvisio e da lì in tutta Italia. Fermo restando che sul resto delle forniture, che in misura più contenuta arrivano a Mazara del Vallo dall’Algeria e a Melendugno dall’Azerbaigian via Tap, tutto funziona in maniera regolare. A definire la gestione degli approvvigionamenti è proprio il Piano di emergenza aggiornato il 30 settembre 2020, secondo i parametri stabiliti in materia dal Regolamento europeo. 

Il Piano si articola su tre livelli di guardia, il più basso dei quali è il preallerta, adottato dal ministero della Transizione ecologica in accordo con il Comitato tecnico di emergenza e monitoraggio del sistema italiano del gas naturale. In pratica, nonostante le forniture siano regolari, a causa delle incertezze dovute alla guerra in corso si sta procedendo ad aumentare gli stoccaggi con anticipo rispetto alle procedure consuete in tempi di normalità. Il livello successivo è l’allerta, che scatterebbe in caso di “riduzione – si legge nel Piano – o interruzione di una o più delle fonti di approvvigionamento”. Questi primi due livelli agiscono in condizioni di mercato ancora operativo e richiedono un costante monitoraggio per attivare, all’occorrenza, l’aumento di approvvigionamenti alternativi. 

Il terzo livello, invece, quello di emergenza, scatta quando “tutte le misure di mercato siano state attuate ma la fornitura di gas sia ancora insufficiente a soddisfare la domanda”. Sono previste quindi contromisure straordinarie che vanno dall’utilizzo dello stoccaggio strategico, al razionamento e all’introduzione di nuove soglie di temperatura negli edifici pubblici e privati, fino all’interruzione di fornitura per alcuni settori che utilizzano il gas naturale a fini industriali. 

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