Istat, lockdown Italia. 426mila figli in meno. Le aziende non vogliono riassumere

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di Stefania Piazzo – Davanti a questi numeri c’è da scappare. Oppure, se si hanno responsabilità di governo, ci si ferma e si vara un piano Marshall, magari vero, di rinascita. Non bastano i commenti su facebook sugli sbarchi, né gli annunci di decreti di ripresa che sono la fuffa del giorno prima. Il Paese è morto e la sua classe politica è cassa e becchino insieme. Il rapporto Istat appena pubblicato ci dice che siamo un paese che cammina all’indietro. Il 12% delle imprese pensa di tagliare; la didattica a distanza ha segnato un confine tra chi ha mezzi e chi non ne ha; la natalità scende.

Una impresa su otto fatica a trovare investimenti, il lavoro scarseggia e le prospettive di lavoro per l’ultima generazione (1972-1986) sono scese. Si va verso la mobilità verso il basso rispetto ai genitori. Il 26,6% dei figli rischia un ‘downgrading, percentuale più di 1 su 4, superiore rispetto alle generazioni precedenti. E anche più alta di quella in salita (24,9%). Cosa che non era mai accaduta prima.

La denatalità invece corre: 10mila nati in meno nell’ultimo periodo che però scenderebbero a circa 426mila nel bilancio di fine anno.

C’è un paese reale morto in rianimazione dentro un sistema che non sta più in piedi. Un mostro che divora le risorse, ma basta un tricolore, una pastasciutta e un bicchiere di vino che passa tutto il male.

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